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La proposta di Biancalani: «Un tutor per le ditte cinesi»

La proposta di Biancalani: «Un tutor per le ditte cinesi»

PRATO. Un tutor per le aziende cinesi. E’ questa la proposta che il presidente dell’Ordine dei commercialisti ha sottoposto all’attenzione delle istituzioni e delle categorie economiche per provare a...

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PRATO. Un tutor per le aziende cinesi. E’ questa la proposta che il presidente dell’Ordine dei commercialisti ha sottoposto all’attenzione delle istituzioni e delle categorie economiche per provare a far emergere le imprese cinesi dall’illegalità o per far sì che la situazione vada a migliorare.

Una proposta che sarà illustrata insieme ad altre all’incontro in programma per oggicon il ministro dell’Interno Angelino Alfano per parlare del caso Prato.

«La prima domanda da porsi - è il parere del presidente Paolo Biancalani - è se abbiamo intenzione di espellere o integrare le aziende. Io penso si debba lavorare per l’integrazione e quindi andare a cercare soluzioni anche diverse da quanto fatto fino ad oggi. Del resto non possiamo non notare che è falso sostenere che non è stato fatto niente, semmai va detto che non si sono avuti i frutti sperati».

Ed ecco quindi che arriva la proposta del tutor. «Le aziende cinesi sono informate malissimo - entra nel merito Biancalani - e non da commercialisti iscritti all’Ordine ma da sedicenti tali. Io propongo quindi che ad ogni nuova azienda che apre (ed eventualmente anche per quelle esistenti) si renda obbligatorio avere un tutor che le indirizza e le segue in un cammino di legalità. Tra le leggi speciali si potrebbe creare la figura del tutor da scegliere tra professionisti competenti, commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, associazioni di categoria. Solo così si potrebbe partire bene: non è possibile infatti che il 90% delle aziende cinesi siano imprese individuali solo perché costano poco. Come abbiamo avuto occasione di spiegare anche al Consolato: non è vero che i cinesi così risparmiano ma che pagano poco chi non fa niente per loro e si mettono in condizione di essere costretti ad avere una condizione di provvisorietà».

Quella di Biancalani è una delle tante proposte che in questi giorni vengono fatte per risolvere il problema della convivenza tra italiani e cinesi, e soprattutto tra le aziende italiane e quelle cinesi. Un dibattito innescato dalla tragedia del 1° dicembre, il rogo del Macrolotto nel quale hanno perso la vita sette operai orientali nella confezione Teresa Moda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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