Il Tirreno

Prato

«L’80% del lavoro viene fatto al nero»

«L’80% del lavoro viene fatto al nero»

Un venditore di macchine tessili lancia l’allarme: loro fanno le regole e noi rischiamo di perdere tutto

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PRATO. Lui è considerato tra coloro che con i cinesi ci fanno i soldi. E’ un imprenditore, uno dei venditori di macchine tessili che ha tra i suoi clienti quasi esclusivamente cinesi. Ora però è stanco e non ha più voglia di sentire tanta ipocrisia sull’argomento. «Oggi a Prato chi può lavora con i cinesi perché non ci sono alternative. E facendolo siamo tutti costretti a rischiare tantissimo», racconta. «Tutto il lavoro che viene fatto con loro - spiega - per l’80% è a nero: dalla vendita delle macchine al pagamento degli affitti, all’acquisto del filato. E tutti lo sanno bene».

«Sono loro a dettare le regole e non vogliono fatture. Pagano tutto in contanti, adesso dilazionano, e noi siamo costretti a escogitare mille modi per trasformare il nero in bianco perché abbiamo aziende dove devono entrare anche soldi puliti. Uno dei metodi per farlo è farci le fatture tra di noi per manutenzione, servizi. Noi abbiamo tutto da perdere. Se avessimo ricavi record potremmo forse accettarlo ma così non ha davvero più senso. Il prezzo lo fanno loro: noi sbarchiamo il lunario, tra poco anche la filiera della maglieria si chiuderà e siamo stati solo i loro balocchi. Io, personalmente, mi sento un cretino».

«Abbiamo cominciato convinti che vendendo loro le macchine, anche se rischiando molto, poi avremmo guadagnato sulla manutenzione e ci saremmo garantiti. Invece i cinesi hanno fatto come sempre: si fanno insegnare e poi noi non serviamo più a niente». «Ho acquistato delle macchine in Cina per venderle a dei cinesi che le volevano acquistare, ovviamente a nero. Mi hanno portato in via Sarpi a Milano per inviare i soldi là per pagarle: 140mila euro in contanti. L’intermediario mi ha preso 5.000 euro. L’azienda che mi ha inviato le macchine mi ha applicato una penale perché i soldi erano in nero e quindi loro perdevano i benefici del Governo cinese per chi fattura all’estero: mi hanno richiesto praticamente il mio guadagno. Mi sono sentito un idiota. Mio, di fatto, è stato solo il rischio». «Tutti sanno come funziona», conclude. «Ci sono connivenze a tutti i livelli. Ho visto con i miei occhi aziende smontare i loculi la notte perché informati che il giorno successivo ci sarebbe stato il controllo. Se vanno via l’economia della città crolla, se rimangono siamo loro ostaggi».

Ilenia Reali

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