Attenzione
Tredicesima a rate ai metronotte della Securitas
Prato,i dipendenti della società sulle spine: anche lo stipendio è in ritardo. Per l’azienda tutto dipende da un guasto al server
PRATO. Alla vigilia di Pasqua alcuni vigilantes si videro recapitare la lettera di licenziamento. Ora Natale è alle porte, e non sono rose e fiori nemmeno stavolta: tredicesima con il contagocce e stipendio in ritardo. Causa incendio al server: è la motivazione ufficiale dell’azienda Securitas Metronotte trasmessa ai sindacati e che fa stare sulle spine i lavoratori, una quarantina quelli che l’azienda di base a Sesto Fiorentino impiega su Prato (in totale 300 persone dislocate nel raggio di Firenze, Arezzo e Pistoia).
Le difficoltà della società vengono da lontano, effetto di una crisi che non risparmia nemmeno il settore della sicurezza e della vigilanza privata. «Solo ieri è arrivata la lettera che avvisa i dipendenti sulla tredicesima suddivisa in due rate, insieme alla busta paga – racconta Adelaide Mazzucca, moglie di un dipendente -. Grave che non sia stata data nemmeno comunicazione del ritardo degli stipendi che sembra dovuto, stando a quanto ci dicono, all’incendio del server».
Un po’ troppe coincidenze, insomma, secondo i dipendenti. La decisione di liquidare in due rate la tredicesima (inizialmente era stata ipotizzata la ripartizione in tre tranche), la prima il 20 dicembre e la seconda entro gennaio, è stata assunta dall’azienda la settima scorsa, scatenando la reazione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che in una lettera ribattono alla Securitas Metronotte. «Ci risulta incomprensibile come si possa parlare di grave crisi aziendale - scrivono - dopo le ristrutturazioni e le riorganizzazioni messe in atto e dopo le ultime rassicurazioni circa una definitiva “uscita dal tunnel”». Tra i dipendenti c’è il timore che possano essere attivate nuove procedure di mobilità. Nel frattempo, i lavoratori restano in attesa dello stipendio per poter pagare le spese e tirare avanti. L’attesa del Natale per loro ha un sapore amaro. Maria Lardara
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