Il Tirreno

Prato

Misericordia e Dolce, una difficile seconda vita

di Alessandra Agrati
Misericordia e Dolce, una difficile seconda vita

L’ex ospedale di Prato tra piccole discariche e cancelli divelti e i servizi sanitari superstiti che comunque assicurano la vivibilità dell’area

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PRATO. Sono passati quasi due mesi dall' apertura del nuovo ospedale di Prato e il Misericordia e Dolce non si è trasformato, come molti temevano, in un luogo di degrado, anche se alcuni punti critici esistono. Il piazzale dove un tempo entravano le ambulanze per la medicina nucleare è stato trasformato in una sorta di discarica a cielo aperto; seggiole, scarpe da lavoro, scaffali sono sparsi ovunque, accanto agli edifici paralleli al vialetto che porta ai parcheggi evidentemente la notte qualche senza fissa dimora ci dorme.

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Coperte, sacchi a pelo e cartoni indicano la presenza di un bivacco. Non ci sono comunque segni evidenti di scasso alle porte, tutte rigorosamente chiuse, e alle finestre. I vetri sono intatti e le serrature, comprese quelle dei lucchetti, anche. Chi si aspettava una struttura abbandonata si deve ricredere; il poliambulatorio e lo studio dentistico, oltre alcune attività interne, e alla palazzina dell'Urp di fatto assicurano un certo via vai di persone controllate sempre dalle guardie giurate che sono attive h 24 sia all' ingresso per regolare il flusso delle macchine, sia nella portineria nuova dove impediscono l'accesso verso i reparti.

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Qui sono iniziati i lavori per evitare che eventuali intrusi si muovano all' interno della struttura. Non è possibile oltrepassare la rete che delimita la sala d'attesa dell' accettazione con il corridoio un tempo collegamento fra l'ospedale vecchio e il nuovo blocco, ma si vede chiaramente che si stanno costruendo porte per chiudere i vani e quindi i passaggi più pericolosi. Gli ascensori comunque continuano a funzionare e ogni tanto per i corridoi si intravedono figure che si muovono. Ovviamente anche i locali del bar sono chiusi. L'entrata del pronto soccorso non è stata murata, la porta è bloccata e qualcuno ogni tanto ci parcheggia per evitare di fare tanta strada, come del resto nel piccolo piazzale fra la palazzina delle malattie infettive e l'ingresso alla portineria nuova.

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Come sempre in questo tratto qualche mendicante, decisamente meno rispetto a due mesi fa, chiede l'elemosina, segno che c'è un certo movimento. Ieri i giardini di via S. Orsola erano deserti, forse la giornata umida e nebbiosa non ha invogliato i soliti “abitué” ad arrivare: restano i segni della panchina bruciata, qualche gioco sconnesso, ma soprattutto il cancello d'ingresso verso via S. Orsola (entrata palazzina Avis) completamente scardinato.

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