Il Tirreno

Prato

False residenze, tutti interrogati

False residenze, tutti interrogati

C’è il sospetto che altre persone possano avere chiuso un occhio

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PRATO. Qualcuno si è avvalso della facoltà di non rispondere, qualcun altro ha fatto parziali ammissioni, ed altri ancora hanno dato giustificazioni ai propri comportamenti cercando di dimostrare di non avere responsabilità penali. E non sono mancati i momenti di tensione fra accusa e difesa durante gli interrogatori.

L'inchiesta sulle false residenze ai cinesi ha vissuto ieri la giornata degli interrogatori. La mattina sono stati ascoltati i cinesi, alcuni dei quali detenuti in carcere, nel pomeriggio gli italiani con in testa Angela Olivieri, la cinquantunenne dipendente comunale nell'ufficio Anagrafe, ed Irma Porcaro, 59 anni, ex dipendente dello stesso ufficio. Le due italiane hanno risposto alle domande del sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Sangermano, alla presenza dei rispettivi avvocati: Manuele Ciappi e Federico Febbo. L'ex dipendente comunale ha tenuto a chiarire che i cinesi che si rivolgevano a lei avevano in tasca il permesso di soggiorno e che in alcuni casi non si trattava di stranieri entrati col visto turistico. Dunque alcuni probabilmente avevano già anche una residenza. C'è il sospetto che qualcuno possa aver chiuso un occhio anche fuori dal gruppo coinvolto nell'inchiesta (7 cinesi e 5 italiani). E forse da parte dei cinesi c'era il timore di controlli su documenti che erano già falsi. Accertamenti sarebbero in corso da parte della Procura. Quanto al denaro, le cifre snocciolate dagli indagati sarebbero inferiori a quelle ipotizzate qualche giorno fa (800-1.500 euro a pratica). Si è parlato di 200-300 euro. (p.p., p.n.)

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