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Prato

L’omaggio di Prato a Verdi nel bicentenario della nascita

L’omaggio di Prato a Verdi nel bicentenario della nascita

Si intitola “Verdianamente” la doppia mostra curata da Goffredo Gori all’interno del Teatro Metastasio. Sarà rappresentato anche “Rigoletto”

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PRATO. “Verdianamente” è il titolo che Prato ha scelto per una mostra al Teatro Metastasio dedicata al grande maestro nell’anno del bicentenario all’interno di un progetto (2013Prato-Verdi1813) firmato da Goffredo Gori e che è iniziato a marzo con la Messa da Requiem nella chiesa di San Francesco.

Il Teatro Metastasio ospiterà due percorsi espositivi paralleli, uno nel foyer e uno nel Ridotto Montalvo Casini inserendo nella serata inaugurale dell’11 dicembre (la mostra sarà aperta fino all’11 gennaio, ingresso libero) la rappresentazione di “Rigoletto”. Tutto questo alla vigilia della ricorrenza del 50° anno dalla riapertura del teatro Metastasio, che avvenne nel 1964 dopo anni di restauri con un memorabile Trovatore che contava sulla presenza di grandi voci: Fedora Barbieri e Ettore Bastianini (diretti allora dal maestro pratese Luciano Bettarini). Due percorsi espositivi (in un catalogo curato da Chiara Martini).

Il Metastasio e Verdi è il primo percorso nel foyer del teatro: un cammino che ha origine da quel Trovatore del 1964 per “ri-trovare” a ritroso la storia dell’opera lirica al Metastasio, non solo con Verdi, ma anche coi suoi contemporanei e oltre fino a Puccini e Mascagni e Cilea.

Verdi al Metastasio è la mostra al Ridotto M.Casini, attraverso la quale Goffredo Gori ha per la prima volta ripreso una per una, tutte le opere di Verdi rappresentate al Metastasio dalla prima storica volta in cui apparve Ernani di Verdi nel 1845 appena pochi mesi dopo la prima de La Fenice di Venezia, fino ad arrivare all’ultima opera (Falstaff del 1953) che è passata dal palcoscenico del Metastasio.

A questo ordito si intreccia la trama: il corpus verdiano di una collezione privata, quella di Goffredo Gori e della sua famiglia (il nonno conobbe Verdi) che svuotando i cassetti di soffitta mette in mostra 144 pezzi iconografici, alcuni di grande suggestione e interesse. Dal libretto della prima del Trovatore del 1853 al Teatro Apollo di Roma, quando la prima Zingara-Azucena fu Emilia Goggi Marcovaldi cantante pratese, all’autografo di Raffaele Mirate il primo Duca di Mantova di Rigoletto del 1851. Accanto al pezzo solenne c’è la curiosità (d’epoca) come la ricca galleria di cartoline postali (verdiane) e le figurine Liebig.

Il percorso della mostra si conclude in uno spazio riservato dove è mostrato un autografo di Verdi che nel “Copialettere 1913” è pubblicato come “l’ultima lettera di Verdi”: 18 agosto 1900, cinque mesi prima della morte. Accanto all’inchiostro malfermo del Maestro anche autografi di Giuseppina Strepponi, la moglie. La mostra si snoda su documenti e reperti che attraverso la suggestione visiva di radici verdiane “locali” si snoda su un reticolo di corrispondenze non immaginabili. Emilia Goggi Marcovaldi, prima interprete pratese di Azucena non è una sorpresa. Meno nota è l’affinità col tenore pratese Tobia Bertini-Radames con Toscanini; come quella dello scultore Lorenzo Bartolini. E c’è anche Sem Benelli e Verdi con l’anarchico regicida Gaetano Bresci. Tutti “indizi” che rimandano al Verdi messo in mostra a Prato in una collezione che diventerà, attraverso donazione al Comune, esposizione fissa alla Scuola Comunale Verdi di Prato.

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