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Prato

False buste paga per ottenere il permesso

False buste paga per ottenere il permesso

Sette orientali rinviati a giudizio: avevano presentato gli stipendi di una cooperativa ignara di tutto

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PRATO. Per ottenere senza averne titolo il rinnovo del permesso di soggiorno non servono solo falsi certificati di residenza, come ha accertato l'inchiesta del sostituto procuratore Antonio Sangermano sulle centinaia di cinesi che hanno corrotto una dipendente dell'Anagrafe di Prato. Serve anche la prova di un rapporto di lavoro, e anche questa si può falsificare.

E' il caso di sette cittadini cinesi che, per una singolare coincidenza, lo stesso giorno in cui è scattato il blitz di guardia di finanza e polizia municipale sul caso dei falsi certificati di residenza, sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di aver esibito false buste paga per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. I sette, difesi dall'avvocato Patrizio Fioravanti, sono comparsi giovedì davanti al giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi per fatti che risalgono al 2008. Da controlli fatti sulle pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno o di ricongiungimento familiare erano emersi dubbi sulle buste paga presentate dagli orientali. In tutti e sette i casi gli stipendi erano formalmente pagati dalla cooperativa di facchinaggio Esedra, con sede in via Nenni, ma questo improvviso boom di assunzioni di orientali nel settore del facchinaggio aveva insospettito la Questura e la Prefettura.

E infatti la cooperativa ha subito negato di aver assunto i sette cinesi. Di qui le indagini e il procedimento penale che si è per ora concluso col rinvio a giudizio dei sette cinesi (il processo inizierà a marzo). L'avvocato Fioravanti ha sostenuto che all'epoca dei fatti la legge puniva la falsificazione del permesso di soggiorno, ma non la presentazione di presunti falsi documenti per ottenere lo stesso scopo. Il giudice Fantechi però ha ritenuto che il caso meritasse comunque di essere approfondito in aula e ha accolto la richiesta del pubblico ministero Benedetta Foti rinviando a giudizio i sette cinesi. (p.n.)

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