Sicurezza
Soldi nascosti dietro il lavabo e una montagna di pratiche
Sequestrati documenti in bianco ma già sottoscritti dall’impiegata dell’Anagrafe Perquisito e denunciato anche uno dei cinesi utilizzati dalla Procura come interprete
PRATO. Nell'inchiesta sulle false residenze rilasciate ai cittadini cinesi emergono un mare di soldi, complicità insospettabili e una montagna di pratiche e di nomi da riesaminare per riuscire a comprendere la vera entità di questo connubio del malaffare che vede coinvolti italiani ed orientali.
Quello che è certo è che la procura si è imbattuta in un altro rivolo dei tanti filoni di inchiesta che negli ultimi anni hanno messo a nudo quel mondo parallelo che circonda la comunità orientale, sfugge alla legge, crea vistose anomalie nella società e dove, tuttavia, la complicità di italiani che hanno ruoli negli enti o istituzioni è fondamentale.
Fra le mille sorprese dell’inchiesta emerge anche una figura, apparentemente, insospettabile: è stato perquisito e poi denunciato, infatti, anche un cittadino cinese spesso utilizzato dalla stessa Procura in qualità di interprete. E chissà che non sia stato proprio questo status che lo ha spesso visto ufficialmente come testa di ponte fra la comunità cinese e quella italiana ad averlo trascinato in questo giro di falsi certificati di residenza.
Nei vari atti dell'indagine emergono alcune cifre di soldi in contanti sequestrati durante le varie perquisizioni effettuate nelle residenze degli arrestati. In casa di Irma Porcaro l'ex dipendente del comune di Prato che era il vero punto di riferimento per gli orientali, gli investigatori hanno trovato dodicimila euro in contanti nascosti dietro la parete del lavabo. Mentre in casa di Pan Xiaofei sono stati trovati e sequestrati oltre quattordicimila euro, anche questi in contanti. E non poteva essere altrimenti perché tutto doveva essere a nero, tutto era illegale, e lo sapevano bene gli arrestati che al telefono avevano addirittura imparato a parlare in codice. Ma le pratiche non potevano certo camuffarle e così gli investigatori si sono trovati una montagna di documenti. Per ogni cinese una copia del permesso di soggiorno, una fotografia, una copia del codice fiscale, una copia del passaporto o comunque di un documento di identità e il modulo del comune. Alcuni di questi sarebbero stati trovati in casa della Porcaro ancora in bianco, salvo la firma dell'impiegata Angela Olivieri dell'Ufficio Anagrafe. Insomma bastava solo attendere il cinese che pagasse e fornisse il resto della documentazione per farne una pratica già espletata con la puntuale casella spuntata per disporre che non fosse effettuato il controllo da parte della polizia municipale sull'effettività della dimora indicata. Una fabbrica delle residenze che agli italiani ha fatto fare soldi a palate e agli orientali di ricevere documenti validi ma, allo stesso tempo, di diventare invisibili per un qualsiasi controllo. Molti degli orientali che hanno ottenuto quelle false residenze probabilmente non vivono più a Prato oppure vivono nelle fabbriche dormitorio oppure sono quegli imprenditori che dopo essere stati sanzionati non riceveranno mai le notifiche perché verranno consegnate in luoghi dove non hanno mai dimorato. Ed è in questo vortice di illegalità che si intreccia e viene sconfitto lo Stato di legalità.
Lunedì cominceranno gli interrogatori per gli arrestati e a condurli sarà il sostituto procuratore Antonio Sangermano che già un anno e mezzo fa, quando era a Milano, si è trovato ad indagare su una situazione simile. In quella circostanza a finire in manette fu l'ormai ex maresciallo dei carabinieri Roberto Bassani che procurava permessi di soggiorno premio per cinesi che spacciava per collaboratori di giustizia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
