Finanza
«Rossi ha confuso imperatore»
Cittadinanza ai cinesi: botta e risposta tra Cardini e il presidente della Regione
PRATO. Una lezione di storia romana, riattualizzata nel terzo millennio in chiave d’integrazione, viene dal governatore Rossi. Altro che Tiberio, però. «Rileggiamo Tiberio, l’imperatore che propose la cittadinanza per i popoli alleati con i romani», suggerisce Enrico Rossi in una dichiarazione rilasciata al Tirreno. Ma secondo un esperto non è proprio esatta la figura storica scomodata cui il presidente dichiara d’ispirarsi quando apre alla cittadinanza per gli immigrati orientali di Prato. «Forse il governatore fa confusione con la Constitutio Antoniniana, emanata dall'imperatore Caracalla nel 212, che concedeva la cittadinanza agli abitanti entro i confini dell'impero», ribatte il professor Franco Cardini, medievista di fama mondiale, che abita proprio nel cuore della Chinatown pratese.
Legge una forzatura in questo accostamento a Tiberio?
«I Galli erano già romanizzati quando l’imperatore li fece diventare cittadini romani. Se vogliamo stare al paragone, non si può mica aspettare che i cinesi siano italianizzati».
Contrario alla cittadinanza italiana per i cinesi?
«All’opposto, sono d’accordo che venga data loro questa possibilità. Ma se queste persone vanno “educate” alle nostre leggi, allora vanno educati anche gli italiani che evadono, fanno i furbi e sporcano per terra... Capisco che Rossi abbia preso a cuore la situazione dopo la tragedia di Prato ma non deve dare lezioni di storia, solo preoccuparsi che le leggi vigenti vengano applicate. Non servono norme speciali, basta fare in modo che le regole esistenti vengano applicate. E poi, se proprio vogliamo buttarla sulla storia romana…».
Ci spieghi meglio.
«La storia ci insegna che ai Galli la cittadinanza romana arrivò dopo un lungo percorso che aveva visto anche dei momenti di repressione. Forse Rossi dimentica che prima di Tiberio Giulio Cesare aveva fatto il genocidio dei Galli. Per carità, nessuno vuole un genocidio dei cinesi che al loro paese non possono tornare perché, diciamocela tutta, di loro abbiamo bisogno. È necessario un capillare lavoro di controllo e di repressione perché si diventa cittadini anche così, con l'educazione in modo coercitivo alle leggi. Tutta roba che andava fatta 10-15 anni fa. Ora è tardi».
È d’accordo dunque con l’assessore-sceriffo?
«Deve fare più l’assessore, meno lo sceriffo. Non mi sono mai piaciuti gli sceriffi, un assessore deve fare semplicemente il suo dovere. Chi reprime e fa rispettare la legge non è nazista o stalinista. Il punto è che la questione cinese è stata affrontata in questi anni dividendosi tra buonisti, per i quali gli immigrati cinesi erano “poverini”, e cattivisti, quelli che volevano cacciarli via. Hanno perso tutte e due le categorie. Ora è inutile piangersi addosso dopo la strage. In questi giorni ho sentito i pratesi suonare la grancassa, di fronte ai cinesi che sfruttano i loro connazionali. Ma i profitti di tale sfruttamento in che mani vanno a finire? ».
La replica. Ma il presidente della Regione Rossi non ci sta e replica a Cardini con una citazione erudita: un brano dagli Annali di Tacito (su www.iltirreno.it il testo tradotto) in cui si parla di integrazione fra Romani e Galli.
Maria Lardara
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