Sicurezza
«Non poteva non sapere» Mgf già oggetto di un blitz
L’immobiliare è proprietaria di altri capannoni trovati con irregolarità in passato Martedì l’affidamento dell’incarico per l’autopsia sui sette operai morti bruciati
PRATO. «Non poteva non sapere». Forse non basterà per un rinvio a giudizio ma è sicuramente quanto basta per un avviso di garanzia.
E’ più o meno questo il ragionamento che avrebbe spinto il sostituto procuratore della Repubblica Lorenzo Gestri ad indagare Giacomo Pellegrini, legale rappresentante dell’immobiliare Mgf titolare del capannone in via Toscana al Macrolotto dove domenica scorsa sono morti bruciati sette operai cinesi.
E quel «non poteva non sapere» nasce da un precedente specifico: l’Mgf era già finita negli incartamenti degli investigatori perché in un blitz di qualche tempo fa da parte della squadra interforze erano emerse, in un altro capannone di proprietà dell’Mgf, delle gravi irregolarità da parte degli inquilini cinesi. Insomma se già in un altro capannone quell’immobiliare aveva avuto dei problemi con gli affittuari orientali come mai non si sono preoccupati di verificare che anche gli altri inquilini non avessero compiuto delle irregolarità analoghe?
Ma questo è solo il presupposto per poter inviare l’avviso di garanzia al legale rappresentante dell’azienda e per potergli permettere di partecipare attivamente a tutte le prossime fasi del procedimento. A cominciare da martedì prossimo quando la procura affiderà l’autopsia sui sette corpi per cercare di assegnare ad ogni salma il nome giusto. Il fuoco li ha resi talmente irriconoscibili che la procura oltre ad avere nominato due medici legali: Albertacci e Focardi, ha deciso di affidare incarichi anche al dottor Ricci per l’estrapolazione del dna e ad un quarto perito per il rilievo delle impronte dentarie. Di pari passo la procura ha chiesto la collaborazione al consolato cinese per verificare se c’è la possibilità di avere esami o cartelle cliniche dei sette operai in modo da confrontare quei dati con quelli che verranno raccolti dai periti così da essere sicuri da dare ad ogni salma il giusto nome.
I reati contestati a Pellegrini, unico italiano indagato insieme al titolare cinese dell'azienda e a tre connazionali di quest'ultimo, considerati i responsabili di fatto della ditta “Teresa Moda” andata a fuoco, sono disastro colposo, omicidio colposo plurimo e rimozione e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
I quattro indagati cinesi devono invece anche rispondere di sfruttamento di manodopera clandestina.
Anche gli interrogatori degli indagati dovrebbero iniziare la settimana prossima.
Pasquale Petrella
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