Il Tirreno

Prato

«Committenti chiamati a pagare»

«Committenti chiamati a pagare»

Responsabilità solidale anche per chi ordina gli abiti ai pronto moda cinesi

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. I pronto moda non rispettano le regole? Prato chiede che anche i loro committenti siano responsabili. Insomma che a pagare per l’illegalità nelle confezioni cinesi non siano solo i titolari delle aziende, sempre più spesso irreperibili, ma anche i marchi di moda che qui fanno cucire i loro abiti.

Responsabili per salari e contributi non pagati ma anche per eventuali illegalità gravi (sfruttamento della manodopera clandestina, lavoro nero) trovate all’interno delle loro aziende. Una richiesta partita da più parti del distretto. L’ipotesi di allargare il campo di azione di una legge già esistente, quella della responsabilità solidale, è dell’assessore del Comune Aldo Milone ma l’idea di applicare la legge già esistente che dall’edilizia sta passando anche per il tessile arriva sia dai sindacati per voce del segretario della Filctem Cgil Massimiliano Brezzo sia dall’Unione industriale con il via libera del presidente Andrea Cavicchi e del responsabile della sezione filature Guido Pagliai da sempre grande sostenitore di questa legge anche per la filiera tessile. «Se chi si rivolge ai pronto moda cinesi - commenta Aldo Milone - si trova ad avere la responsabilità per il mancato pagamento di contributi e stipendi delle persone che vengono trovate a lavoro durante i controlli sarà molto più attento a verificare e soprattutto si porrà qualche domanda in più quando troverà aziende disposte a cucire gli abiti per pochi euro. Si dovrà chiedere cosa c’è dietro e verificare se tutta la documentazione è in regola».

La Cgil dal dicembre 2013 ha intentato una causa pilota ed è in attesa della sentenza (il dibattimento ci sarà a novembre del 2014) per dimostrare che anche nel tessile, e senza più interpretazioni che tengano, si può applicare la responsabilità del committente se il terzista non paga. «Se i tempi delle cause si accorciassero - sostiene Brezzo - non sarebbe necessario neppure modificare la legge. Quella che c’è sarebbe già applicabile e utilizzabile come deterrente. Sarebbe necessario però che a Prato le cause di lavoro si concludessero in sei mesi. Agli organi centrali andrebbe chiesto questo: tempi più stretti». Stessa posizione per l’industriale Guido Pagliai. «Sono convinto che se i committenti dei pronto moda fossero costretti a chiedere tutta la documentazione per la regolarità contributiva starebbero un po’ più attenti ».

Certo non sarebbe la soluzione di tutti i guai ma un passo avanti e un’arma in più per chi fa i controlli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa