Il Tirreno

Prato

Pagavano per non essere rintracciati

Pagavano per non essere rintracciati

I risvolti dell’inchiesta sulle false residenze dei cinesi con la complicità di una dipendente e di una ex dipendente del Comune

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PRATO. Sono 350, ma potrebbero essere molti di più, ha avvertito il sostituto procuratore Antonio Sangermano, i cinesi che in soli otto mesi hanno fatto carte false, con la complicità degli italiani, per ottenere la residenza a Prato. E la Procura, hanno chiarito gli inquirenti, sta valutando la posizione di alcuni professionisti, sempre italiani, che potrebbero aver dato una mano, oltre a una dipendente dell’Anagrafe, una sua ex collega e i suoi tre figli.

Intanto nelle 68 pagine dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Angela Fantechi figurano i nomi di 232 cinesi che hanno ottenuto, pagando, certificazioni di residenza che in realtà non certificano niente, perché le indagini della polizia municipale e della guardia di finanza hanno accertato che a quegli indirizzi gli orientali non c’erano. Così ottenevano il permesso di soggiorno e la possibilità di non essere rintracciati, Al momento il personaggio principale dell’inchiesta è l’ex dipendente dell’Anagrafe, Irma Porcaro, una donna di 59 anni finita agli arresti domiciliari che ultimamente ha avuto le sue grane con l’amministrazione comunale. Ieri il comandante della polizia municipale, Andrea Pasquinelli, ha spiegato che la donna è stata licenziata per giusta causa, assenteismo per la precisione. Questo accadeva il 31 dicembre del 2011, ma ovviamente l’ex ausiliaria ha conservato qualche buon contatto nell’ufficio. Tra questi, hanno accertato gli inquirenti, c’era una classica insospettabile, Angela Olivieri, 51 anni, anche lei ai domiciliari, ma che evidentemente, se verrà confermato quanto le contesta la Procura, si è prestata a truccare le carte in cambio di denaro. L’ipotesi accusatoria è che Irma abbia proposto l’affare ad Angela, facendosi aiutare dai suoi tre figli, per soddisfare le richieste di sette intermediari cinesi in rappresentanza di centinaia di connazionali. L’inchiesta di Finanza e Municipale è durata otto mesi, e in questo lasso di tempo, calcola il sostituto Sangermano, si sono accumulati circa 350 falsi certificati. Ma se è vero quanto sostiene l’assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone, che dice di aver avuto sospetti da oltre un anno, i falsi certificati potrebbero essere molti di più. E la prossima statistica sulle residenze in città potrebbe registrare un crollo tra i cinesi, perché è chiaro che quei 350 la perderanno, e forse molti di più.

Sembra di essere tornati indietro di oltre dieci anni, come dice il sostituto procuratore antimafia Ettore Squillace nell’articolo a fianco, ai tempi in cui si scopriva che decine di italiani si erano arricchiti vendendo i falsi permessi di soggiorno ai cinesi. Come dire che l’integrazione sociale segna il passo (soprattutto in questi giorni di dolore per la morte dei sette operai cinesi), ma quella economica e soprattutto criminale ha fatto passi da gigante, nonostante i controlli. L’unica consolazione è che la segnalazione che ha dato il via all’inchiesta è arrivata dall’interno, dal dirigente dell’Anagrafe Federico Zuffanelli, segno che non tutti si lasciano incantare dalle sirene del denaro. Altri servizi alle pag. 10-11

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E IL COMMENTO DI MILONE

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