Sicurezza
Nuovo Ospedale, tutte le “ombre” in un libro di Daniele Rovai
La presentazione nella sede di Prato del Movimento 5 Stelle. «Un tratto dell’impianto elettrico non è norma: c’è una sovrapposizione di cavi»
PRATO. «L'impianto elettrico del Nuovo Ospedale di Prato ha un tratto non a norma». È quanto sostiene un libro di Daniele Rovai edito da Andromeda sulla “nuova sanità toscana” scaturita dalla costruzione di 4 nuovi nosocomi nella regione. L'ha confermato, giovedì 5 dicembre, l'autore alla presentazione del suo saggio in viale Piave nella sede del MoVimento 5 Stelle.
«C'è una sovrapposizione di cavi, che secondo le disposizioni sulla sicurezza dovrebbero stare separati nelle canalette e posti ad adeguata distanza». L'intreccio fra le fibre arancioni, blu, gialle e verdi viene documentato fotograficamente da Rovai in un padiglione dell'edificio da poco inaugurato a Galciana. È stata questa scoperta a metterlo in allarme. Il richiamo è alle indicazioni contenute nella relazione tecnica firmata dallo studio dell'ingegner Sani, propedeutica alla costruzione dell'impianto, che parlano esplicitamente di interventi di canalizzazioni con cassette distinte oppure “segregazioni interne”.
Rovai, che da semplice cittadino si è cimentato in un libro- denuncia di carattere giornalistico, pur volendo fare il “cane da guardia” del potere, circoscrive l'anomalia ma senza sottacere il pericolo nel lungo periodo: «Credo che il resto dell'impianto rispetti i canoni del progetto. Ugualmente non si può dire nel tratto in cui i cavi si incrociano. Lì, il problema è rappresentato dall'accumulo di calore. Ci saranno conseguenze nel tempo: immagino a dei black out».
Un disagio tutt'altro che remoto. Nei giorni scorsi il reparto di ostetricia è rimasto alcune ore senza corrente, per quanto – occorre precisare – per consentire lo svolgimento di lavori. La biografia dell'impianto, d'altro canto, è stata costellata da una robusta dose di travaglio. La Save group, che ha avuto l'incarico di eseguire il progetto – comprendente anche i condizionatori e i servizi igienici –, per conto dalla Sa.t spa (concessionaria dell'appalto sul NOP), è stata colpita in corso d'opera da istanza di fallimento – in seguito alla rescissione di un contratto per il porto di Fiumicino – e da conseguente provvedimento di blocco della liquidità da parte del tribunale di Reggio Emilia.
Ad andare poco a genio, in realtà, sostiene Rovai, è l'intera convenzione fra l'Asl e la Sa.t stipulata nel 2007. Due erano le società in gioco per accaparrarsi l'affidamento. L'aggregazione temporanea attorno ad Astaldi e Cts, legata quest'ultima alla Btp. Pur vincendo il bando di gara Cts, una gruppo regionale ad hoc ha poi fatto ricadere la scelta su Astaldi, che era in gioco fin dal primo minuto essendo la società promotrice dei 4 nuovi ospedali. “Uno dei membri di quella commissione, il prof. Portoghesi, ne ha demolito l'operato” ricorda Rovai. La vicenda si è trascinata anche in sede di giustizia amministrativa, alla fine l'ha spuntata Astaldi. Con una perplessità ulteriore nelle cifre: nella convenzione si riconoscono al concessionario 215 milioni di contributo e ulteriori 50,3 milioni a titolo di prezzo. «Sono stati dati a titolo di una tantum? E per quale ragione?».
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