Il Tirreno

Prato

«Bisogna stargli dietro ma mi fanno comodo»

«Bisogna stargli dietro ma mi fanno comodo»

Artigiano in pensione spiega il rapporto con gli inquilini cinesi del suo magazzino «È un timore continuo ma con l’affitto sempre puntuale raddoppio la pensione»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Si chiama Paolo ma potrebbe chiamarsi Alfonso o Roberto: non importa. E’ uno dei tantissimi pratesi che, dopo una vita da artigiano tessile, una volta in pensione ha dato il magazzino in affitto ai cinesi. Di quelli che ora temono di restare inguaiati in uno dei blitz scatenati dall’onda emotiva della strage di via Toscana. «Perché io, come proprietario, penso di essere in regola. Ma chi lo sa cosa fanno quelli lì?»

Quelli lì sono i cinesi a cui, cinque anni fa, ha affittato il magazzino, uno stanzone artigianale della prima periferia pratese. I cinesi erano l’unica possibilità per non lasciarlo vuoto e per rinforzare la modesta pensione da artigiano. Un canone di ottocento euro al mese, «contratto scritto e registrato perché non voglio storie. Pagamenti regolari, sull’unghia. L’unica cosa puntuale perché nei cinque anni di convivenza con l’inquilino cinese «mio malgrado ne ho viste un po’ di tutte».

Erano passati pochi giorni dall’ingresso dell’inquilino che già, nello stanzone dell’ex artigiano, erano cambiate molte cose. I cinesi avevano anzitutto verniciato di verde scuro le vetrate per lavorare la notte senza essere visti. Poi avevano portato i fornelli, con le bombole del gas. «Appena me ne resi conto, mi arrabbiai: o le togliete o vi butto fuori, gli dissi. Sapevo che, in caso di controllo dei vigili, sarei andato incontro a delle grane. Li ho costretti a farlo, però ogni tanto mi assale il sospetto che le bombole possano ricomparire. A quelli lì – sbotta sconsolato Paolo – bisogna stare dietro come a dei figlioli».

Ma mica puoi andare tutti i giorni al magazzino per vedere cosa gli inquilini hanno combinato, no?

«Però sarebbe necessario. Ad esempio, qualche mese dopo mi chiamò la signora che abita accanto allo stanzone. “Paolo, falli smettere di cucinare fuori sennò chiamo i vigili. C’è un puzzo... Allora sono tornato al magazzino e cosa trovo? Dietro un muro esterno, ben riparati, avevano sistemato una sorta di cucina da campo e messo una tettoia. C’erano le bombole ovviamente. Ho dovuto minacciarli un’altra volta di buttarli fuori».

Ma qui sta il punto, e il nostro artigiano in pensione su questo preferisce tagliar corto: se davvero i cinesi se ne andassero, non potrebbe permettersi di vivere su un livello dignitoso, né da ricco ma neppure da povero.

«Con l’affitto raddoppio quasi la pensione e riesco a pagarmi le cure, ad esempio, a fare qualche regalo ai nipoti».

E però ora Paolo ha una paura terribile che stavolta non lui ma i vigili urbani scoprano che nel suo magazzino qualcosa non va.

«I letti non li ho mai trovati, anche se inizialmente mi dissero che volevano dormirci dentro. Li ho costretti a prendere la residenza in una casa qui vicino, dove vivono. Ma, e su questo io non ci posso proprio fare niente, non so “quanti” lavorano lì dentro. Delle volte ne trovo dieci, delle volte venti. Io non so neppure se tutti i macchinari sono in regola: quando sono venuti i vigili, tre anni fa, mancava la licenza di azionamento macchinari per tre taglia e cuci, credo che li abbiano multati per questo».

Insomma, Paolo convive con un po’ di timore, che forse è il prezzo da pagare per un affitto sicuro, al centesimo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa