Attenzione
L’ambasciatore cinese in incognito
Non è ancora stato accreditato e quindi non poteva incontrare le istituzioni
PRATO. Li Ruiyu, chi l’ha visto? In realtà, il mistero della visita-lampo dell’ambasciatore cinese a Prato non è più un mistero. O almeno, si è svelato. Di lui si sa che è stato ambasciatore generale in Danimarca e che è atterrato a Roma il 2 dicembre, all’indomani della tragedia di Prato, per poi precipitarsi subito la mattina successiva in città a fare visita ai due ricoverati in totale incognito. C’è un perché se la massima rappresentanza del paese del Dragone in Italia si è negata alle autorità locali. E sono motivazioni di protocollo perché il signor Li è ambasciatore in pectore: arrivato a Roma solo due giorni fa e individuato come numero uno della diplomazia orientale, è in attesa di ricevere l’accreditamento ufficiale dal governo della Repubblica popolare cinese. Le regole della diplomazia impongono che venga accreditato come ambasciatore prima di presentarsi come tale di fronte alle istituzioni italiane. «Il fatto che sia venuto subito in città, appena messo piede a Roma, dimostra quanto abbia preso a cuore il caso Prato – sottolinea Giancarlo Maffei, consigliere esterno dell’associazione d’Amicizia dei cinesi, a stretto fianco del presidente Gabriele Zhang - In questo momento negli ambienti diplomatici si sente l’urgenza di una figura forte, di un ambasciatore che abbia titolo per operare come tale». C’è da chiedersi cosa farà l’ambasciatore Li Ruiyu, che ha raccolto il testimone del predecessore Ding Wei, non appena s’insedierà ufficialmente. «L’azione di contrasto dell’illegalità è fondamentale e necessaria, ma non basta. Così come la formazione alle imprese cinesi con i circoli di studio. Serve l’impegno politico della parte sana dell’imprenditoria cinese, di quelli che sono in regola. Persone come Giulini, Gabriele Zhang, il vicepresidente di Cna Wang si stanno attivando in questo senso. L’illegalità è un danno anche per i cinesi che sono in regola». Tornando alla domanda iniziale, in che modo l’ambasciatore potrebbe mandare un messaggio diretto e chiaro al governo di Pechino? Profondo conoscitore della Grande Muraglia, Maffei ricorda che in Cina è vietata per legge la promiscuità nei laboratori. Una norma di sicurezza che i cinesi hanno già in testa quando fanno la valigia per l’Italia. Per correre ai ripari contro questa abitudine, il governo ha fatto in modo che accanto a ogni fabbrica cinese venisse costruita una struttura dove l'operaio possa vivere e dormire.
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