Il Tirreno

Prato

Fioccano le disdette ai confezionisti

di Paolo Nencioni
Fioccano le disdette ai confezionisti

I proprietari italiani che hanno affittato ai cinesi fanno la fila dagli avvocati e inviano lettere per evitare future denunce

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PRATO. Nei giorni del dolore, c’è una città che piange i sette operai cinesi morti nel rogo della "Teresa Moda", c’è una città indifferente e c’è una città che pensa a questioni concrete, problemi da risolvere al più presto.

Sono le centinaia di proprietari di stanzoni e capannoni dati in affitto ai confezionisti cinesi. L’incendio nella fabbrica di via Toscana non era ancora spento quando i più accorti tra di loro hanno fatto due conti e hanno capito che era necessario muoversi in fretta, molto in fretta, per evitare conseguenze sgradevoli.

E quando lunedì mattina gli studi degli avvocati hanno riaperto, i telefoni hanno cominciato a squillare e in tanti hanno fatto la fila per chiedere un parere legale. Un avvocato che assiste decine di proprietari immobiliari pratesi confida che il suo studio in questi giorni non riesce a star dietro a tutte le richieste: dà un appuntamento ogni venti minuti.

Il ragionamento di molti proprietari immobiliari è molto semplice ed è il seguente. La tragedia del Macrolotto ha riacceso i riflettori sul distretto parallelo cinese, sulle irregolarità che sono presenti in tutte o in quasi tutte le confezioni. E dunque è probabile, se non certo, che presto verranno organizzati controlli a tappeto nelle aziende cinesi (uno è scattato in via delle Fonti poche ore dopo il rogo della Teresa Moda). Controlli più massicci di quelli che ci sono stati finora. Una convinzione, quella dei proprietari immobiliari, rafforzata dalle parole del comandante provinciale della guardia di finanza, colonnello Gino Reolon: «Nulla sarà più come prima». I proprietari temono che saranno chiamati a rispondere delle violazioni edilizie e in tema di sicurezza che verranno scoperte nelle ditte, come è già successo già molte volte prima della tragedia (in genere poi si patteggia una condanna non pesante).

E allora, che fare? La soluzione è già pronta e potrebbe rivelarsi un’assicurazione a prova di bomba. Il consiglio che molti avvocati stanno dando in queste ore ai loro clienti è il seguente: «Dovete immediatamente inviare una lettera di disdetta ai vostri affittuari, intimandoli di lasciare liberi i locali entro 15 giorni». E come si può rescindere un contratto d’affitto così, di punto in bianco? «Dovete scrivere - questo è il consiglio - che avete visitato il capannone e avete accertato violazioni urbanistiche (i dormitori clandestini) o di sicurezza». E’ ovvio che molti, quasi tutti, tra i proprietari sono perfettamente a conoscenza di quello che succede nei capannoni. Anche perché spesso i cinesi pagano un affitto più alto di quello di mercato, ma vogliono essere lasciati liberi di gestire come meglio credono gli spazi, insomma non vogliono grane. Ma finché non c’è la prova che il proprietario sia a conoscenza degli abusi, può sperare di non essere chiamato a risponderne.

Le lettere di disdetta che in questi giorni stanno fioccando come una nevicata natalizia servono a mettersi al riparo da future denunce: potrà essere esibita in caso di un controllo. E hanno anche un altro vantaggio: non impediscono di riscuotere l’affitto. E’ verosimile che i confezionisti cinesi non se ne andranno da un giorno all’altro. E fin quando il locatario rimane dentro il capannone, il proprietario può esigere l’affitto, che il confezionista continuerà a pagare, sapendo che per lui non cambia nulla: sarebbe stato denunciato comunque, in caso di controllo.

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