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Condannati gli imprenditori denunciati dall’operaio cinese

PRATO. Due condanne, più pesanti di quelle chieste dal pubblico ministero, e un rinvio a giudizio al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di tre imprenditori cinesi accusati a vario...

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PRATO. Due condanne, più pesanti di quelle chieste dal pubblico ministero, e un rinvio a giudizio al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di tre imprenditori cinesi accusati a vario titolo di favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina, sequestro di persona e lesioni colpose gravi.

Si tratta del procedimento nato dalle dichiarazioni di un operaio cinese di 32 anni che l’anno scorso, per la prima volta, denunciò i suoi sfruttatori dopo aver subìto un grave incidente sul lavoro mentre manovrava una pressa.

Il confezionista Jang Conglin, difeso da Giuseppe Nicolosi, è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena (per lui il pubblico ministero Laura Canovai aveva chiesto un anno e sette mesi), mentre la moglie Wang Jongxian (per la quale il pm aveva chiesto il proscioglimento) è stata condannata a un anno. Rinviato a giudizio un terzo cinese, Wang Jangming, titolare formale della ditta di confezioni e difeso da Alessandra Artese, che è tuttora irreperibile. Il gup Luca D'Addario ha disposto che due condannati debbano pagare anche un risarcimento provvisionale di 15.000 euro all’operaio, oltre alle spese legali nei confronti delle parti, tra cui il Comune che si era costituito parte civile con l’avvocato Benedetta Ciampi. Una sentenza che ha lasciato l’amaro in bocca all’avvocato Nicolosi, soprattutto per la condanna della confezionista, che risultava amministratrice della ditta due anni prima che l’operaio cinese cominciasse a lavorarci.

Entusiasta invece l’assessore Giorgio Silli, che ha dato una mano all’operaio (ora vive a Milano) nella presentazione della denuncia.

«Finalmente - dice - abbiamo dato una grande dimostrazione come città di Prato e come Italia. Questa è una sentenza epocale che apre a una nuova era, prepara la città a un futuro migliore, perché abbiamo dimostrato che il nostro non è il paese dei balocchi, che lo Stato c’è ed è forte, e tutela chi viene sfruttato». Una sentenza che arriva in un momento molto particolare per Prato, dopo la tragedia dei sette operai morti. «Una sentenza simbolo in un momento simbolo - aggiunge l’assessore Silli - Chi crede nel destino avrà pensato che sia appunto destino che la sentenza sia arrivata proprio oggi, nel giorno del lutto cittadino. Una decisione che crea un precedente e spingerà molti cinesi sfruttati a emergere perché abbiamo dato la dimostrazione che non li lasciamo soli». (p.n.)

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