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Prato

Cenni: «Rivendico i blitz, ok apertura alle regole»

Cenni: «Rivendico i blitz, ok apertura alle regole»

Il sindaco: «La vera integrazione si gioca sulle sinergie dei distretti pratese e cinese. Se vanno via qualcuno piangerà ma ci sono anche molti “pro”»

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PRATO. Sindaco Roberto Cenni, lei ha deciso la giornata di lutto per commemorare le sette vittime della strage del Macrolotto, ma la città ha risposto solo in parte: di drappi neri se ne vedono pochi. Sta vincendo l'indifferenza?

«Io sono orgoglioso di questa città e della capacità di accoglienza che ha sempre mostrato. Se c'è questa reazione tiepida è anche dovuta alle difficoltà, ai disagi e alle preoccupazioni di questo enorme flusso migratorio che è venuto a pesare sulle spalle dei cittadini che si sono spesso sentiti abbandonati di fronte al problema».

Sì, ma ci sono sette morti: si è aperta un'altra fase, eccezionale.

«Ho sempre lasciato che la città si esprimesse in piena libertà, oggi, proprio a causa di questa situazione eccezionale auspico che prevalga lo spirito di solidarietà e non i risentimenti».

Lei ne ha?

«Di risentimenti? No, davvero. Mi verrebbe però da rimproverare chi ci ha chiamato "nazisti" in passato per i blitz nei capannoni per finire poi, una volta capita la situazione, a fare retromarcia e chiederne ancora di più. Era giusto fare controlli con l'obiettivo di sollecitare il ripristino della legalità tanto più che, dal mio punto di vista, sono più come azioni di prevenzione che repressione».

Martedì sera al Macrolotto durante la commemorazione dei morti sul lavoro, qualcosa di diverso è successo: di integrazione e rispetto delle regole hanno parlato per primi i cinesi.

«È la prima volta che accade e sono state parole che ho ascoltato con estremo piacere, in particolare perché riguardano quelli che, secondo me, sono i cardini di una possibile integrazione: rispetto delle regole e delle leggi. Se manca questo ogni tentativo di dialogo o collaborazione viene a cadere».

Il governo, in questi giorni, di promesse ne ha fatte. È fiducioso?

«Io ho un problema da risolvere ed è quello che la strage di domenica scorsa non deve mai più capitare. Servono interventi:: ci vuole uno sforzo sistematico, determinato e immediato per capire quanto sia diffusa l'illegalità nelle aziende della comunità cinese a Prato. C'è bisogno di riportare il più velocemente possibile il rispetto delle regole e leggi italiane e lo Stato deve fare sentire la sua presenza».

Lei parla di inasprire i controlli e ripristino della legalità, ma se gli imprenditori cinesi se ne vanno Prato economicamente potrebbe risentirne molto. Concorda?

«Sulla produzione tessile sinergica tra il distretto parallelo cinese e quello pratese si gioca la vera integrazione. Se le imprese cinesi iniziassero a produrre legalmente si potrebbe mettere insieme le attività, italiane e cinesi, per arrivare a creare un polo del pronto moda che potrebbe servire tutta Europa. Invece l'interscambio non esiste e c'è sempre la porta aperta della Cina che anche qui manca di tutto e a prezzi totalmente fuori mercato».

Sì ma se domani lei si trovasse il distretto parallelo per metà chiuso?

«Le imprese cinesi possono scegliere di andare via anche se secondo me la possibilità di integrarsi c'è ed è vasta. Forse per qualcuno sarà un danno ma nei "pro e contro" ci sono anche molti "pro". C'è da tenere presente una cosa: del non rispetto delle leggi ne beneficiano in pochi, ma le conseguenze, anche economiche dell'illegalità, ricadono su tanti. Di sicuro chi affitta i capannoni, se i cinesi se ne vanno, piangerà. Ma piangiamo anche noi, tutti i giorni, a dover applicare e pagare tasse per servizi dei quali beneficiano anche chi non le paga».

Cristina Orsini

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