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Prato

Strage di operai, il sindaco di Prato: «Rivendico i blitz. Alle autorità cinesi chiedo di più»

Cristina Orsini
Strage di operai, il sindaco di Prato: «Rivendico i blitz. Alle autorità cinesi chiedo di più»

Intervista al sindaco di Prato, Roberto Cenni, nel giorno del lutto cittadino indetto per le sette vittime del Macrolotto, uccise nell’incendio della loro fabbrica dormitorio gestita da cinesi

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Sindaco Roberto Cenni, lei ha deciso la giornata di lutto per commemorare le sette vittime della strage del Macrolotto, ma la città ha risposto solo in parte: di drappi neri se ne vedono pochi. Sta vincendo l'inddiferenza?
«Io sono orgoglioso di questa città e della capacità di accoglienza che ha sempre mostrato. Se c'è questa reazione tiepida è anche dovuta alle difficoltà, ai disagi e alle preoccupazioni di questo enorme flusso migratorio che è venuto a pesare sulle spalle dei cittadini che si sono spesso sentiti sentiti abbandonati di fronte al problema».

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Sì, ma ci sono sette morti: si è aperta un'altra fase, eccezionale.
«Ho sempre lasciato che la città si esprimesse in piena libertà, oggi, proprio a causa di questa situazione eccezionale , di questi sette morti sul lavoro auspico che prevalga lo spirito di solidarietà. È la giornata nella quale spero non prevalgano i risentimenti».

Lei ne ha?
«Di risentimenti? No, davvero. Mi verrebbe però da rimproverare chi ci ha chiamato "nazisti" in passato per i blitz nei capannoni per finire poi, una volta capita la situazione, a fare retromarcia e chiederne ancora di più. Era giusto fare controlli con l'obiettivo di sollecitare il ripristino della legalità tanto più che, dal mio punto di vista, appaiono più come azioni di prevenzione che repressione. Devo sottolineare però che tutte le aperture al dialogo ricevute in questi anni dai rappresentai della comunità cinese, a partire dall'attività dei sette mediatori scelti dal consolato cinese per tenere i rapporti con le istituzioni locali, non ha dato alcun risultato nemmeno nelle questioni più piccole e banali».

Ovvero?
«Mi riferisco, per esempio alla questione dei rifiuti, dei biglietti appiccicati lungo tutte le strade della Chinatown, mi riferisco alle norme basilari della convivenza civile, alle prostitute in piazza della stazione che aspettano i clienti a qualsiasi ora del giorno. Ecco, se la comunità cinese avesse fatto uno sforzo, anche minimo, per rispettare le nostre regole sarebbe stato un segnale positivo, invece nulla».

Ieri sera al Macrolotto durante la commemorazione dei morti sul lavoro, qualcosa di diverso è successo: di integrazione e rispetto delle regole hanno parlato per primi i cinesi.
«È la prima volta che accade e sono state parole che ho ascoltato con estremo interesse, in particolare perché riguardano quelli che, secondo me, sono i cardini di una possibile integrazione: rispetto delle regole e delle leggi. Se manca questo ogni tentativo di dialogo o collaborazione viene a cadere. Tanto più perché nei confronti della comunità cinese le istituzioni pratesi hanno sempre garantito il massimo sul fonte della scuola, della sanità e dei servizi in generale».

Insomma, secondo lei non c'è proprio nulla di positivo nei rapporti tra le due comunità.
«Non è vero nemmeno questo. Una cosa c'è: la denuncia, contro il suo sfruttatore, dell'operaio cinese. Ma si tratta di un'iniziativa, pur importante, isolata. Bisognerebbe invece che in mille, quanti erano ieri sera alla fiaccolata, facessero altrettanto e forse quel processo di integrazione tanto auspicato potrebbe cominciare».

Il governo, in questi giorni, di promesse ne ha fatte. È fiducioso?
«Io ho un problema da risolvere ed è quello che la strage di domenica scorsa non deve mai più capitare. Tutti auspicano interventi, dal presidente della Repubblica a scendere per ripristinare la legalità. Benissimo è ciò che serve: ci vuole uno sforzo sistematico, determinato e immediato per capire quanto sia diffusa l'illegalità nelle aziende e nei domicili della comunità cinese a Prato. C'è bisogno di riportare il più velocemente possibile il rispetto delle regole e leggi italiane e lo Stato deve fare sentire la sua presenza. E non mi riferisco all'arrivo della cavalleria, i controlli se c'è la volontà, si possono fare anche seduti in ufficio: se per esempio chi di dovere vede una busta paga intestata a un cinese di 250 euro al mese mi aspetto che qualche sospetto venga e che si agisca di conseguenza. E non solo: nel caso di sequestro di denaro perché non passare alla confisca e sul fronte dell'attività imprenditoriale, perché non rimettere in uso il registro delle bolle di accompagnamento. Insomma trovare delle strade, anche semplici, per rendere più difficile non rispettare norme e leggi».

Sindaco Cenni, lei parla di inasprire i controlli e ripristino della legalità, ma se gli imprenditori cinesi se ne vanno Prato economicamente potrebbe risentirne molto. Concorda?
«Sulla produzione tessile sinergica tra il distretto parallelo cinese e quello pratese si gioca la vera integrazione. Ed è un argomento molto vasto oltreché il mio sogno. Se le imprese cinesi iniziassero a produrre legalmente si potrebbe mettere insieme le attività, italiane e cinesi, per arrivare a creare un polo del pronto moda che potrebbe servire tutta Europa. Se le aziende italiane e cinesi operassero con regole uguali le sinergie credo verrebbero spontanee e le opportunità aumenterebbero esponenzialmente. Invece l'interscambio non esiste e c'è sempre la porta aperta della Cina che anche qui manca di tutto e a prezzi totalmente fuori mercato».

Sì ma se domani lei si trovasse il distretto parallelo per metà chiuso?
«Le imprese cinesi possono scegliere di andare via così come sono venute anche se secondo me la possibilità di integrarsi c'è ed è vasta. Forse per qualcuno sarà un danno ma nei "pro e contro" ci sono anche molti "pro". C'è da tenere presente una cosa: del non rispetto delle leggi ne beneficiano in pochi, ma le conseguenze, anche economiche dell'illegalità, ricadono su tanti. Di sicuro chi affitta i capannoni se i cinesi se ne vanno, piangerà. Ma piangiamo anche, e tutti i giorni, a dover applicare e pagare tasse per servizi dei quali beneficiano anche chi non le paga».

Per contattare l'autrice di questo articolo scrivete a c.orsini@iltirreno.it

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