Il Tirreno

Prato

Condannati gli sfruttatori dell’operaio cinese che denunciò i padroni

di Paolo Nencioni
Condannati gli sfruttatori dell’operaio cinese che denunciò i padroni

Prato, il giudice dell’udienza preliminare ha inflitto pene più pesanti di quelle chieste dal pubblico ministero. Rinviato a giudizio un terzo orientale che risulta irreperibile. Il commento dell'assessore Silli: "Sentenza epocale"

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PRATO. Due condanne, più pesanti di quelle chieste dal pubblico ministero, e un rinvio a giudizio al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di tre imprenditori cinesi accusati a vario titolo di favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina, sequestro di persona e lesioni colpose gravi.

Si tratta del procedimento nato dalle dichiarazioni di un operaio cinese di 32 anni che l’anno scorso, per la prima volta, denunciò i suoi sfruttatori dopo aver subìto un grave incidente sul lavoro mentre manovrava una pressa.

Il confezionista Jang Conglin, difeso da Giuseppe Nicolosi, è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena (per lui il pubblico ministero Laura Canovai aveva chiesto un anno e sette mesi), mentre la moglie Wang Jongxian (per la quale il pm aveva chiesto il proscioglimento) è stata condannata a un anno. Rinviato a giudizio un terzo cinese, Wang Jangming, titolare formale della ditta di confezioni e difeso da Alessandra Artese, che è tuttora irreperibile.

Il gup Luca D'Addario ha disposto che due condannati dovranno pagare anche un risarcimento provvisionale di 15.000 euro all’operaio, oltre alle spese legali nei confronti delle parti, tra cui il Comune che si era costituito parte civile con l’avvocato Benedetta Ciampi.

Giorgio Silli, assessore all'Integrazione, ha commentato: "Sentenza epocale, non siamo il paese dei balocchi". Ascolta il suo commento audio

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