Il Tirreno

Prato

Drappi neri nella città in lutto

di Cristina Orsini
Drappi neri nella città in lutto

Cenni chiama a raccolta: «Tutti uniti perché questa tragedia non ricapiti». Un consiglio straordinario

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PRATO. Un cazzotto nello stomaco. «Perché una cosa è sapere della tragedia, un’altra vedere coi proprio occhi in quali terribili condizioni sono vissuti e in quale modo terribile sono morti i sette operai cinesi». Il sindaco Roberto Cenni ha il viso tirato. «Non ho voglia di fare polemiche, sono troppo dispiaciuto ma a chi adesso, nel giorno del lutto, si accorge del fenomeno dei cinesi a Prato, dell’abisso di illegalità nel quale sono costretti, della pericolosità e delle difficoltà a controllare le conseguenze di questa situazione, ne direi quattro». Soprattutto - ne è convinto Cenni - «questa è una sciagura annunciata che potrebbe ricapitare anche domani». Perché migliaia di cinesi continuano a dormire nei loculi dentro le fabbriche nelle quali lavorano, perché le bombole di gas continuano a esserci, perché di sicurezza nelle aziende e nei pronto moda non ce n’è. «I controlli sono necessari - dice Cenni - e non è repressione è prevenzione. Da qui in avanti bisogna farne a tappeto per scoprire ed eliminare situazioni di gravissimo pericolo. Chiamo a raccolta, tutti, forze dell’ordine, la città nel suo complesso per dare una mano al Comune». Che il lutto cittadino l’ha decretato per domani. Con un consiglio comunale straordinario nel quale sono stati inviati dal Prefetto, al presidente della Regione, la Provincia, le associazioni cittadine, chiamate a votare un ordine del giorno «che è una battaglia di civiltà per i diritti» è scritto e nel quale si chiede «un coinvolgimento straordinario di tutti gli enti e le istituzioni per un intervento pesante, incisivo e urgente sul distretto parallelo cinese, per il ripristino delle condizioni di sicurezza e di legalità nelle migliaia di siti produttivi del territorio». Una linea che concordare nelle prossime ore con il centrosinistra. Si chiedono «provvedimento specifici anche di natura legislativa, per fronteggiare le nuove forme di schiavismo, il lavoro nero, il mancato rispetto delle regole sulle sicurezza e la fiscalità» . Alle 15,30, orario di inizio del consiglio straordinario, suonerà a morto la campana di Palazzo Pretorio ma il sindaco ha chiesto al vescovo che anche le altre chiese uniscano i proprio rintocchi. A mezzogiorno gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado faranno un minuto di silenzio in ricordo delle vittime e i negozi - se lo vorranno- esporranno un drappo nero. E’ una città sotto choc, Prato, che sapeva e attendeva il peggio. «Abbiamo fatto il possibile e continueremo - dice l’assessore alla Sicurezza Aldo Milone - ma c’è bisogno di leggi nazionali affinchè i controlli diventino efficaci». Numeri importanti quelli dei blitz organizzati dal Comune e effettuati quasi solo dalla polizia municipale: 1400 controlli in quattro anni, 311 nel 2013. Seicento le aziende sotto sequestro, 26mila macchine da cucire sequestrate, 1600 sanzioni amministrative. «Bisogna puntare sulle confische - afferma Milone - inasprire le regole sul fronte della detenzione di bombole di gas, aumentare i controlli fiscali ma senza l’aiuto dello Stato restano discorsi». Prato, insomma da sola non ce la può fare. Il sindaco, il senatore azzurro Riccardo Mazzoni, il deputato Pd Antonello Giacomelli cercheranno di mettersi in contatto con il premier Letta entro questa settimana, mentre è il presidente della Regione Enrico Rossi a chiedere al ministro degli Interni Angelino Alfano di restare a Prato «non un’ora ma qualche giorno, per vedere come stanno le cose». «Non deroghiamo sulle politiche della legalità - aggiunge Rossi - ma 1500 permessi di soggiorno rilasciati senza neanche una mappatura di quanti sono i cinesi qui, significa che c’è qualcosa che non va». E sempre sul fronte del centrosinistra è il capogruppo Pd in consiglio Massimo Carlesi ad affermare: «L’evento tragico ci deve fare riflettere sull’impostazione delle politiche e azioni fino a oggi messe in campo - afferma - Prioritaria è la tutela della vita dei lavoratori di qualsiasi nazionalità e in qualsiasi ambiente. Quindi fondamentale è che i proprietari degli immobili e i titolari delle attività vengano chiamati in solido a garantire le normative di sicurezza e ne rispondano di fronte alla legge e alla comunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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