Il dolore
Doppio fallimento sui cinesi Bisogna ripartire da qui
di GIUSEPPE GREGORI La tragedia ripropone il tema dell'immigrazione cinese nella nostra città, dell'atteggiamento che le classi dirigenti, in oltre un quarto di secolo, hanno avuto di fronte a un...
di GIUSEPPE GREGORI
La tragedia ripropone il tema dell'immigrazione cinese nella nostra città, dell'atteggiamento che le classi dirigenti, in oltre un quarto di secolo, hanno avuto di fronte a un fenomeno che sta segnando profondamente il nostro presente e condizionerà di certo il nostro futuro.
Ricordo molto bene quando apparvero i primi cinesi in città alla fine degli anni Ottanta: in piccoli locali lavoravano attorno alle macchine per il taglia e cuci, una lavorazione poverissima, che era stata abbandonata dai nostri concittadini. Da questa attività, i cinesi risalirono velocemente la filiera della maglieria, rilanciando un distretto che era in profonda crisi e riconquistando quote di mercato e di fatturato. Ma in quegli anni erano molti a trarre vantaggio dalla presenza cinese a Prato: ex artigiani che vendevano, o affittavano i loro stanzoni a prezzi altissimi; imprenditori che riuscivano ad ottenere forti sconti su alcune lavorazioni terziste; proprietari di case vuote, spesso fatiscenti, che le vendevano a prezzi salatissimi. Si preferiva far finta di nulla; la stessa cosa fecero le autorità pubbliche e le amministrazioni di centrosinistra: la ruota girava, c'era lavoro per tutti, meglio non mettersi ad affrontare un tema tanto complicato.
Dalla maglieria, successivamente, i cinesi inventarono il "pronto moda", iniziando a mescolare produzione e commercializzazione, diventando teste di ponte per le ditte della loro madrepatria che stavano vivendo un vero e proprio decollo produttivo. Nel momento in cui ebbe inizio la grande crisi del distretto tessile (2000-2001), le confezioni cinesi vissero un incredibile boom. Benché le ditte cinesi non avessero alcuna responsabilità della crisi del distretto (se mai l'avevano le ditte che producevano a prezzi inarrivabili in Cina), si iniziò ad accusarle di avere messo in crisi la produzione locale.
A quel punto tutti scoprirono i cinesi e ne fecero dei capri espiatori: si scoprì che c'erano larghe fasce di evasione contributiva e fiscale, che c'era lavoro nero, con condizioni igieniche e ambientali inaccettabili. Con la vittoria elettorale del centrodestra, si pensò che l'unico modo di affrontare un problema complesso come l'immigrazione fosse quello di usare forze di polizia, militari in tuta mimetica, elicotteri in cielo, retate e altre azioni dimostrative, come si trattasse di una questione di ordine pubblico.
Quello che è accaduto dimostra che è stata una politica fallimentare, come lo era stata quella di mettere la testa sotto sabbia. Forse è necessario ripartire da questo doppio fallimento, per trovare soluzioni efficaci e ragionevoli, che evitino il più possibile tragedie così dolorose.
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