Il Tirreno

Prato

Dai giovani cinesi un appello ai padri

di Malia Zheng
Dai giovani cinesi un appello ai padri

LiJing, studentessa del Datini: «Più attenzione alla sicurezza» Valentina: «Il rispetto delle regole poteva evitare il dramma»

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PRATO. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La strage degli operai nella fabbrica di via Toscana, nel Macrolotto, rappresenta una ferita nel cuore della comunità cinese di Prato e tocca anche i giovani cinesi che in Italia vogliono costruire il loro futuro.

Colpiti dalla vicenda ma anche dai commenti lasciati dagli italiani sotto le notizie sulla strage. Leggono le accuse contro le autorità, le lamentele sulla mancanza di controlli più rigorosi contro l’illegalità e il lavoro in nero. Leggono le testimonianze dei pratesi addolorati e i commenti di chi afferma, senza mezzi termini, che le vittime non meritano nessun lutto, mentre altri si vergognano di essere italiani per il gesto promosso dal sindaco di istituire il cordoglio cittadino.

Le fiamme hanno portato via le vite ma hanno lasciato intatti i problemi di integrazione di una città che non riesce a parlarsi, a conciliare le sue diverse anime.

Nel giorno del lutto, domani a mezzogiorno, gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado osserveranno un minuto di silenzio e rifletteranno sulla tragedia di via Toscana. Così il lutto irromperà nelle scuole ma già ieri, all’uscita dall’istituto Datini di Prato molti ragazzi cinesi di seconda generazione commentavano quanto accaduto.

Marco Su, in Italia da 5 anni, si fa portavoce del suo gruppo di amici dicendo di conoscere il fatto e di esserne molto dispiaciuto: «Sono cose che non dovrebbero mai accadere».

In Italia da un anno, LiJing ha il padre che lavora in una fabbrica, con la famiglia vive in affitto in un appartamento. Sull’incendio la ragazza lancia un messaggio: «Ai miei connazionali consiglierei di fare in futuro più attenzione e rispettare le leggi. Anche se sono convinta che dopo questo drammatico episodio i lavoratori faranno di certo più attenzione alla propria sicurezza».

Anche su WeChat, il social network molto di moda tra i giovani cinesi, la notizia non passa inosservata: «Sarebbe ora che dessero più importanza a queste benedette norme, alcune sono “cavolate”, altre invece potevano evitare che avvenisse una tragedia come questa», commenta Valentina.

Ma tra i ragazzi c’è chi è più scettico: «Sono convinto - scrive ad esempio Marco - che i cinesi cercheranno di lasciarsi la tragedia alle spalle, andando avanti, rispettando le leggi. Al contrario gli italiani tireranno sempre in ballo questa vicenda, gonfiando a dismisura il fatto accaduto».

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