Il Tirreno

Prato

Tutti in processione sotto la tramontana davanti alla fabbrica

I cinesi non parlano italiano ma chiedono quanti sono i morti Il presidente Enrico Rossi arriva insieme a Adriano Sofri

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. La tramontana non dà tregua tra i capannoni del Macrolotto e rende ancora più gelido il clima intorno alla confezione che è diventata la tomba dei sette operai cinesi (cinque uomini e due donne). Dalle 9 la traversa di via Toscana dove si affacciano gli ingressi di una decina di aziende, altrimenti semideserta nella giornata festiva, è diventata meta prima di cronisti, poi di curiosi, infine di rappresentanti istituzionali, fin quando sono rimasti solo i vigili del fuoco con le loro fotoelettriche a terminare un lavoro ingrato.

Qualcuno ieri mattina si è presentato anche col figlio in passeggino, altri in ciabatte (non solo cinesi). Decine di orientali hanno fatto la spola dalle aziende vicine. Inutile fare domande: nessuno ammette di parlare l’italiano. Sono loro, semmai, che vogliono sapere. Qualche parola la tirano fuori per chiedere un numero, vogliono sapere quanti sono i morti. E via via che il bilancio sale, le brutte notizie passano di bocca in bocca e le facce si allungano.

Oltre la fettuccia della polizia, è una lunga processione di inquirenti e autorità. Arriva il sostituto procuratore Lorenzo Gestri, che oggi aprirà un fascicolo per omicidio colposo plurimo e incendio colposo, arriva il questore Filippo Cerulo per rendersi conto insieme al prefetto Maria Laura Simonetti, passa l’assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone. Nel pomeriggio sarà la volta in rapida successione del sindaco Roberto Cenni e del presidente della Regione Enrico Rossi, accompagnato da Adriano Sofri, in veste di editorialista per Repubblica. Cenni e Rossi arrivano insieme davanti all’ingresso della confezione. Li vedono sbracciarsi, non sembra che siano d’accordo sul giudizio da dare sull’accaduto.

Intanto i vigili del fuoco, coordinati dal comandante Vincenzo Bennardo, fanno il lavoro sporco. Pensavano di aver quasi terminato la loro opera all’ora di pranzo, quando il bilancio della tragedia era di un solo morto, ma poi è arrivata conferma di quello che si temeva, e cioè che dentro la confezione erano rimasti intrappolati in tanti, sorpresi nel sonno da una fiammata che ha lasciato scampo a meno della metà della dozzina di orientali che ufficialmente dormivano nell’azienda.

Ed è nel primo pomeriggio che la portata della tragedia emerge in tutta la sua sconvolgente gravità e su Prato si accendono i fari non solo mediatici dell’Italia intera.

Mentre le fotoelettriche dei pompieri continuano a ronzare per consentire la bonifica delle macerie fumanti (sperando di non trovare altri cadaveri), n questa anonima stradina sono morti sette operai, sette come quelli che nel dicembre di sei anni fa morirono alla ThyssenKrupp di Torino. Bruciati come loro, anche se meno di loro visibili. Qui non c’è una potente multinazionale da mettere sotto accusa, ma un sistema di lavoro e di vita che ha contribuito alla tragedia. (p.n.) (i.r.)

GUARDA LE FOTO E I VIDEO

DELLA TRAGEDIA

WWW.ILTIRRENO.IT/PRATO

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web