L’urlo del vescovo «Basta tragedie»
Il monito di monsignor Agostinelli: «Mettiamo via le divisioni è l’ora di reagire tutti uniti, serve un sussulto di umanità»
PRATO. «Sono sgomento di fronte ad una tragedia che ricorda i tempi della rivoluzione industriale. Eppure è avvenuta oggi, tra le strade delle nostre zone produttive, nella Prato civile ed evoluta benché morsa dalla crisi economica». È il durissimo messaggio del vescovo di Prato nel giorno della tragedia del Macrolotto, che è costata la vita almeno a sette persone.
«Sette lavoratori - scrive il monsignore - hanno perso la vita nel rogo che ha avvolto l’azienda in cui operavano, probabilmente in condizioni molto precarie o addirittura disumane. Una parola si impone sulle altre: “Basta”». Per la nostra città è l’ora di mettere da parte posizioni ideologiche preconcette e tatticismi strumentali. È l’ora di una reazione unanime e di un soprassalto di umanità. “Basta!” a situazioni di lavoro non degne dell’uomo e delle conquiste sociali degli ultimi decenni; basta all’illegalità, che troppo spesso combina insieme gli interessi immorali di molti pratesi e le attività disinvolte di tanti imprenditori cinesi; basta allo sfruttamento della manodopera immigrata cinese, anche quando assume i connotati dell’autosfruttamento. La Chiesa di Prato lo ha affermato con chiarezza da molto tempo».
«Di fronte a questi fenomeni - scrive Agostinelli - appare fondamentale l’attività repressiva. Ma da sola non è sufficiente. Occorre intensificare la prevenzione. Ma anche questa non è sufficiente. Era – e da oggi lo è in modo ancora più stringente – ineludibile una nuova e coraggiosa politica (quella con la P maiuscola, se occorresse precisarlo) che non si attardi su quel che è stato fino ad oggi ma guardi al futuro, un futuro dove l’immigrazione non è più un’emergenza ma un dato strutturale con cui confrontarsi. Intendo una politica condivisa, da istituzioni, partiti, categorie sociali e associazionismo e che metta al centro i diritti, la giustizia e lo sviluppo. Ognuno deve tornare responsabilmente a fare la sua parte per il bene comune e impegnarsi per abbattere i muri dell’incomunicabilità tra cinesi e italiani. Gli imprenditori orientali che sono tra noi avvertano l’imperativo morale del dialogo e si lascino aiutare a bonificare le imprese e il lavoro. Imprenditori e sindacati italiani siano la prima linea di questa frontiera. La nostra grande Prato merita questo impegno. Ce lo impone ancora prima la nostra coscienza. I sette morti del Macrolotto 1 ce lo chiedono oggi e ne saranno monito futuro».
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