Sicurezza
I negozi intorno chiudono allora io compro e rilancio
In via Muzzi l’orafo Torracchi non si piega alla crisi e acquista un altro fondo mentre c’è una moría di botteghe. «Sono ottimista, non incosciente»
PRATO. Marco Torracchi è uno che viaggia controcorrente. Di sé dice: «Ottimista sì, incosciente no: spesso le opportunità sbocciano nei periodi più brutti tanto che la parola crisi, in cinese, significa opportunità».
I prezzi degli affitti dei fondi sono troppo alti? Tanto vale comprarne uno. Ovviamente, dentro le mura, dove sono le radici dell’orafo Torracchi. Prima il laboratorio in via del Vergaio dove ha tenuto la bottega per 17 anni. Poi, altri 7 in via Muzzi e nel futuro, ancora e per sempre via Muzzi.
Già, perché il noto orafo pratese, per festeggiare l’anniversario dei primi 25 anni di attività (ricorrerà il 29 aprile 2014), ha deciso di acquistare il fondo commerciale di 100 metri quadrati accanto al suo locale che a breve sarà lasciato vacante dal negozio di scarpe “Junior”, prossimo a fare le valigie (i cartelli della liquidazione campeggiano in vetrina).
L’orafo al civico 13, il negozio di scarpe all’11. Da inquilino a proprietario di fondi commerciali, Torracchi ha scelto di scommettere (top secret la cifra dell’acquisto del locale) in tempi in cui pochi imprenditori hanno il coraggio di aprire il portafoglio.
«Per i miei 25 anni d’attività ho deciso di farmi un bel regalo, questa è la scommessa della mia famiglia in via Muzzi. Voglio lasciare qualcosa ai miei figli. Alla fine, se ora mi tocca pagare ogni mese l’affitto, almeno domani avrò un bene che mi resterà. E in centro storico ho messo radici da tempo. Ho cercato di resistere con le unghie e con i denti quando avevo la bottega in via del Vergaio: sono rimasto lì fino al 2006 finché la situazione, sul piano della sicurezza, era poi precipitata. Ma il mio cuore è in centro storico».
Certo, in centro non è tutto oro quello che luccica, per scomodare un proverbio congeniale alla professione dell’artigiano che maneggia metalli preziosi. «Non esiste solo il salotto buono - fa notare Torracchi -, le arterie principali devono trarre linfa dalle vie secondarie. Lavorare in centro significa avere un approccio diverso al cliente, puntando tutto sulle relazioni umane. Non fa per me la dinamica dei centri commerciali dove avrei potuto tranquillamente aprire. Abbiamo un gioiello di centro storico e la mostra a Palazzo Pretorio contribuisce a valorizzarlo».
Entro aprile così l’orafo Torracchi raddoppierà gli spazi, avrà a disposizione delle vetrine e un laboratorio più grande su un centinaio di metri quadrati di superficie. Un piccolo faro di luce lungo via Muzzi che ora, nella seconda metà che guarda verso via Guasti, inizia a essere disseminata di tanti fondi sfitti.
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