Il dolore
Dalla pallacanestro al calcio con l’amore per il Metastasio
Atleta e medico, ha studiato al Convitto Cicognini ed è cresciuto in piazza San Domenico «Dovremo essere più bravi e parlare bene anche fuori di tutte le cose belle della nostra città»
PRATO. Un Pratese con la P maiuscola. Luca Magni di professione medico ma soprattutto grande estimatore dello sport e della sua città. «E' vero ho sempre vissuto a Prato e la mia infanzia è legata a piazza San Domenico - spiega Luca Magni - i francescani sono stati per me un punto di riferimento e soprattutto padre Giorgio ha inciso tanto nella mia formazione».
Una zona che si è trasformata nel tempo. «Io vivevo in via orti del Pero vicino a via Pistoiese e quella zona era un mini paese - continua Magni - c'erano tutti i servizi e noi appena tornavamo da scuola, dalle Cesare Guasti, mangiavamo di corsa e andavamo a giocare nel campo dietro a San Domenico. Ora tutto ciò sarebbe impossibile. Poi sono passato alle Convenevole e mi ricordo che andavamo all'Etruria a vedere giocare a pallamano o iniziavamo a giocare a palla a cesto, il basket di adesso». Poi hai scelto di andare al Cicognini. «Ho fatto il semi convitto allo scientifico e ho iniziato a giocare a basket - spiega Magni - il mio sogno è sempre stato quello di fare il medico e dopo il Cicognini ho scelto proprio medicina e poichè ho giocato fino a 47 anni mi sono specializzato in Medicina dello sport gioco forza».
Tra l'altro hai vinto anche il Bacchino d'Oro «Nel 1993 il Comune di Prato mi ha consegnato questo riconoscimento poichè ho vinto due campionati in quella stagione in due sport diversi - dice Magni - come medico del Prato calcio che è salito in C1 e come giocatore di Basket con la promozione in serie C. E' stata una stagione fantastica dove terminavo di giocare a basket il sabato e raggiungevo la squadra del Prato in ritiro per la partita della domenica. Che anni...».
Sei molto legato a Prato anche per l'attività sociale che fai. «Sono uno dei soci fondatori del Lions Club Borgo al Cornio e svolgiamo diverse attività benefiche per aiutare chi ha bisogno e soprattutto è un modo per far vivere la nostra città. Sono anche il presidente dell'Associazione medici sportivi di Prato: sono succeduto a Roberto Baldi che mi ha lasciato un’ eredità importante e che continua ad essere parte dell'associazione insieme a tanti colleghi. Abbiamo già organizzato diversi convegni che hanno portato a Prato dottori molto famosi come il medico dell'Inter, della Juventus e di altre squadre internazionali. Continueremo ad organizzare eventi anche per dare l'opportunità di visitare la nostra città».
I figli stanno seguendo un percorso simile al tuo « Francesca e Filippo studiano entrambi infermieristica - dice Magni - ma Filippo come me ha la passione della pallacanestro e gioca ancora». Il basket è stata ed è la tua passione. «Ho avuto la fortuna di non avere gravi incidenti di gioco ed ho potuto giocare fino a tarda età - continua Magni - ho iniziato in quella che si chiamava Capp Plast, la Pallacanestro Prato, e fino a 35 anni ho giocato nelle varie categorie tra serie D e serie C che all'epoca erano senz'altro di alta qualità. Poi mi sono spostato a Vaiano dove ho terminato la mia carriera a 47 anni suonati».
Dal basket a un'altra disciplina completamente diversa. «E' stata mia moglie Sandra a farmi iniziare a correre anche quando giocavo a basket mi piaceva fare i lunghi e così ho iniziato soprattutto per passione e per scoprire posti inesplorati. Mi ricordo Un pò 'n Poggio e Da Piazza a Piazza con percorsi bellissimi nello sterrato. Un pò come un trail di montagna. Le nostre colline non hanno nulla da invidiare alle Dolomiti". Un posto che ti ricorda quandi eri piccolo. «La prima volta al Metastasio con la scuola ancora adesso quando torno a teatro mi ricordo quella prima volta quell'atmosfera magica, quella bellezza e l'acustica eccezionale».
«Forse i pratesi dovrebbero volere più bene a Prato e valorizzarla di più - conclude Magni - Prato è la città delle 100 ciminiere e dovremo riqualificare l'identità di Prato. Bisogna essere fieri di quelli che erano i barrocci e le nostre industrie che rappresentavano un valore aggiunto. Chi viene a Prato scopre una città bellissima e tutti rimangono sbalorditi dalla bellezze di Piazza del Comune, Carceri e del Castello dell'imperatore. Dovremo essere più bravi a parlare delle nostre bellezze anche fuori dalla nostra città».
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