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Prato

Educatrici dei nidi: «A rischio i nostri posti»

Educatrici dei nidi: «A rischio i nostri posti»

Alcune precarie si sono rivolte ai sindacati preoccupate dalla cancellazione di sezioni

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PRATO. A distanza di alcuni mesi dall’ultima volta che lavoratrici di asili nido e scuole materne sono scese in piazza contro la decisione del Comune di esternalizzare i servizi ausiliari e degli insegnanti di sostegno, il sistema messo in piedi dall’amministrazione per rientrare nei parametri imposti dalla spending review comincia a scricchiolare e subito rimonta la protesta.

A destare maggiore preoccupazione tra le educatrici precarie, che si sono rivolte ai sindacati per fare presente la situazione, ci sono tre nidi comunali, nei quali è rimasta soltanto una sezione per ciascuno con una ventina di bambini divezzi (24- 36 mesi di età), mentre le sezioni dei lattanti (0-12 mesi) e quelle dei semidivezzi (12-24 mesi) sono state abolite. La cancellazione delle classi dei più piccoli fa pensare alla possibilità di una chiusura non troppo lontana delle strutture che porterebbe a quota 8 il numero degli asili nido comunali (l’anno scorso due strutture pubbliche sono state trasformate in spazi gioco) a fronte di oltre una trentina di privati. Si tratta dell’asilo nido “La valle incantata” (zona Santa Lucia), “La Mongolfiera” (via Fiorentina) e “Il Castellare (via Cialdini). «Cosa ci dobbiamo aspettare? - chiedono alcune educatrici comunali - il calo della richieste d’accesso, dovuto senz’altro alla crisi economica e occupazionale che ha colpito molte famiglie, non giustifica la chiusura o la trasformazione dei servizi da parte dell’amministrazione comunale che così rischia di favorire il privato ai danni di un servizio essenziale quale l’educazione dell’infanzia.

Il timore che si voglia andare in questa direzione c’è, altrimenti il Comune avrebbe investito nel servizio o comunque avrebbe mandato segnali diversi». La revisione della spesa pubblica imposta dal governo Monti ha messo il Comune nelle condizioni di dover riportare la spesa per il personale a tempo determinato ai livelli del 2009, che, diversamente, avrebbe sforato di oltre 600mila euro il tetto massimo previsto, ma il personale pubblico, ad oggi, continua a respingere la strategia che l’attuale giunta sta portando avanti da mesi dando in appalto i servizi ausiliari e di sostegno all’handicap. Si chiede un piano di assunzioni: «Il bando di esternalizzazione del sostegno all’handicap avrebbe dovuto prevedere delle clausole di salvaguardia del personale che aveva già lavorato per il Comune, sostenuto corsi di formazione e accumulato esperienza con i bambini - sostengono - anziché dare tutto in gestione alla cooperativa che ha vinto l’appalto, la quale utilizza personale proprio da formare daccapo». Oltre ai posti di lavoro, a rischiare sarebbe l’integrità di un sistema fatto di competenze e professionalità che le lavoratrici del settore intendono difendere a tutti i costi puntando il dito contro un altro aspetto: il part-time. «In alcune strutture dove sono presenti i lattanti, la figura educativa con incarico a 4 ore è stata abolita causando notevoli disagi a tutto il nido, dal momento che tale figura - affermano - in caso di necessità dava un aiuto prezioso a anche alle altre sezioni».

Sempre ai fini del contenimento della spesa, dallo scorso aprile è stato modificato anche l’orario del personale supplente, che per periodi brevi, viene assegnato a tre ore. «Questo complica le cose nella gestione complessiva - spiegano - siccome le supplenze vengono assegnate sempre di pomeriggio, bisogna fa sì che la mattina sia sempre coperta da una lavoratrice interna alla struttura: effettuando un cambio di turno se l’assenza è programmata oppure avvertendo la collega di sezione anche fuori dall’orario di lavoro in caso di imprevisto. Per il bambino è un disagio perché si sveglierà dal sonnellino pomeridiano trovandosi davanti un’educatrice che non ha mai visto». A proposito di riorganizzazione, il personale che minaccia nuovamente lo stato di agitazione chiede al Comune di tornare sui propri passi e, nella misura in cui è possibile, di fare alcune assunzioni a tempo indeterminato.

Barbara Burzi

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