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Prato, cinese nelle scuole, via libera dal consiglio provinciale

Prato, cinese nelle scuole, via libera dal consiglio provinciale

Respinto l’emendamento del Pdl che voleva che fra le lingue per le secondarie ci fosse anche il russo

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PRATO. L'insegnamento del cinese nei licei trova la benedizione del consiglio provinciale. Ieri pomeriggio (giovedì 28 novembre) è stata approvata la mozione presentata dal Partito Democratico – e ispirata dal lavoro dei Giovani Democratici – coi voti della maggioranza e dell'indipendente di centrodestra, Mugnaioni. Respinto l'emendamento del Pdl, che voleva contemplare fra le lingue opzionali da inserire nell'offerta formativa delle secondarie di secondo grado, il russo.

È stato il punto di divergenza che ha impedito un voto unanime dell'aula. In effetti, dalle file del centrodestra (in gran parte sguarnite dalle numerose assenze) sono arrivati due astensioni (Bonacchi e Toccafondi del gruppo del Popolo della Libertà) e un voto contrario (Bartolini di Fratelli d'Italia-Tea Party).

«È uno strumento che consente di rendere più moderna la scuola aprendola meglio alle esigenze del mercato del lavoro – spiega la prima firmataria, Giulia Anichini del Pd –. Al tempo stesso ci aiuterà meglio a comprendere la cultura cinese. Il Pdl voleva mettere in secondo piano quest'aspetto, il sostegno all'integrazione». È la ragione, per la quale i democrats si sono ancorati al testo originario scettici sulla discussione in questo contesto del russo, temendo di annacquare il principio politico affermato dalla mozione: la mano tesa verso le seconde generazioni dell'Impero celeste: «Sarebbe sparito il riferimento alla nostra realtà locale. Detto questo, la differenza di fondo è che sul cinese avevamo un percorso già avviato (il consiglio d'istituto del Copernico ha deliberato l’altra sera l'introduzione della materia nel suo Pof ma il consiglio dei docenti ha deciso di rinviare la decisione all'anno scolastico 2014-2015, ndr). Se partisse anche sul russo noi saremmo d'accordo».

Argomentazioni rovesciate da Andrea Bonacchi, che spiega perché per i pidiellini è importante per le nuove generazioni imparare la grammatica dei cosacchi: “Considerato che il principio enunciato dalla vice-presidente Giorgi, prima ancora che dalla mozione, in consiglio è di preparare al mercato del lavoro allora è importante apprendere anche il russo per i mercati dell'Est europeo. Con la nostra modifica volevamo togliere dal testo la retorica sull'integrazione, perché questa si ottiene con l'educazione civica e non imparando il cinese».

Lo spazio è quello incandescente della questione immigrazione, motivo per cui per Bonacchi è lecito abbandonarsi ad una stoccata: «Alcune scuole si erano già mosse sul cinese. Quello che ha fatto il Pd è stato mettere il cappello sopra».

Carlandrea Poli

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