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Chiese-musei: sei pezzi unici “miracolosi” da preservare

Chiese-musei: sei pezzi unici “miracolosi” da preservare

PRATO. Capolavori da preservare. A ogni costo. Sono le opere da museo contenute nelle chiese di Prato. Un viaggio breve nell’arte sacra del Trecento guidato dal direttore dei musei diocesani Claudio...

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PRATO. Capolavori da preservare. A ogni costo. Sono le opere da museo contenute nelle chiese di Prato. Un viaggio breve nell’arte sacra del Trecento guidato dal direttore dei musei diocesani Claudio Cerretelli e che conduce ala scoperta di capolavori spesso sconosciuti. «le nostre chiese sono musei - afferma Cerretelli - ma nonostante tutto chiuderle sarebbe un grave errore”. Duomo, pievi , basiliche hanno ciascuna un impianto d’allarme: «Ma viene attivato solo quando sono chiuse, di notte». Il vandalo o i vandalidi San Bartolomeo e di San Pier Forelli hanno invece agito di giorno, tra le 9 a e le 11,30. Almeno due i capolavori di San Bartolomeo, il Cristo sfregiato «tra i più venerati di Prato- spiega Cerretelli - dono di una congregazione di penitenti, i Bianchi nel 1399, e a partire dal 1550 oggetto di enorme venerazione per i numerosi miracoli w guarigioni attributi alla statua» e un altro Cristo, un dipinto su legno sempre di scuola toscana.In Duomo c’è il pezzo più prezioso. «Si tratta - spiega il direttore dei museo diocesani - di un altra opera donata dalla congregazione dei Bianchi, realizzata da Giovanni Pisani nel 1302». E’ protetta da una teca di vetro e si trova in una nicchia delle basilica. Impossibile, in questo caso, danneggiarla. Ma è una delle poche opere al sicuro. E’ in San Domneico un crocefisso di scuola neo giottesca «ma dalla forme più mature» afferma Cerretelli, dipinto da Lorenzo di Niccolò, alal fine del Trecento. Mentre un affresco è conservato nell’oratorio del Pellegrino che faceva parte del complesso della Misericordia. «E’ un dipinto molto particolare perché oltre alla figura di Cristo ritrae gli strumento del supplizioni di Gesù». E’ stato realizzato nel 1340 da Bonaccoro di Cino allievo di Nanni di Banco. Infime un opere tornata a casa dopo un lungo giro: una testa di Cristo del 1220-30 “salvata” dal diventare legna da ardare. Cerretelli la individuò - era in mano a un collezionista milanese la cui collezione andò all’asta. Fu Giuliano Gori ad acqustarla e donarla ai museo diocesani.

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