Il Tirreno

Prato

Le statue dei miracoli a Prato: due Cristi trecenteschi venerati e preziosi

di Cristina Orsini
Le statue dei miracoli a Prato: due Cristi trecenteschi venerati e preziosi

Alla scoperta dei tesori dell’arte sacra delle chiese di Prato: sei pezzi rari e dalla lunga storia. Claudio Cerretelli, direttore dei musei diocesi: “Le nostre chiese sono degli scrigni ma chiuderle sarebbe un grave errore”

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"Quel Cristo era certamente tra i più venerati a Prato oltre che di ottima fatture e quindi di grande valore". E' il giudizio di Claudio Cerretelli, direttore dei musei diocesani. Proprio quello appeso nella chiesa di San Bartolomeo, in piazza Mercatale, e ora, dopo l'incursione del vandalo, con le braccia staccate.

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Il Cristo ligneo del 1230. al centro il Cristo di Giovanni Pisano in Duomo, a destra il Cristo di San Bartolomeo

Sacro, di valore e dalla lunga storia, il crocifisso di Scuola toscana (attribuito a Maitani), realizzato tra il 1320 e il 1330 "e donato - spiega Cerretelli - alla ex chiesa del Carmine (distrutta dal bombardamento del 1944 e ricostruita col nome di San Bartolomeo ndr) nel 1399 da una congregazione di penitenti, detti i Bianchi". Il Crocifisso già realizzato con le braccia smontabili e profondamente restaurato a causa dei danni subiti nel crollo della ex pieve del Carmine, porta con sé una storia di miracoli: "A partire dal 1550 - continua Cerretelli - sono innumerevoli i casi di miracoli e guarigioni attribuite al Crocifisso". Che proprio per questa ragione ha sfilato in processione quando, nel 1986, Papa Giovanni Paolo II visitò Prato.

Sono tanti i crocifissi scolpiti o dipinti nel XIV secolo di enorme valore artistico e conservati nelle chiese di Prato "che sono dei musei - afferma Cerretelli - ma devono restare fruibili ai fedeli perché le opere che contengono hanno il fine di celebrare la grandezza di Dio. Nonostante tutto chiudere le chiese sarebbe un errore”.

In questo viaggio tra i tesori dell'arte sacra Trecentesca un posto di rilievo ha un crocifisso "anche questo donato a Prato dalla congregazione dei Bianchi, sciolta da Papa Bonifacio IX". Si trova in duomo, nella ex pieve di Santo Stefano. "E' uno dei pezzi più pregiati in assoluto - spiega Cerretelli - realizzato da Giovanni Pisano nel 1301 e oggi protetto all'interno di una cripta di vetro in una nicchia della basilica". Anche il Crocifisso di Pisano, un'opera quasi a grandezza naturale, ha fama di essere miracoloso: "Perché durante una processione - continua Cerretelli - si dice che sgorgò sangue dal braccio della statua, sangue che è rimasto ed ancora visibile".

reUn'altra opera Trecentesca tra le più preziose di Prato, si trova, ancora una vota, nella chiesa di San Bartolomeo (ex chiesa del Carmine). "Si tratta - spiega il direttore dei musei diocesani - di una croce dipinta (nella foto a destra) di grande bellezza che molto probabilmente, come usava, era appesa ad un tramezzo e seprava la parte pubblica della chiesa dal quella utilizzata dai frati". Anche la croce dipinti di San Bartolomeo, recuperata, come l'altra dalla macerie della chiesa, è di scuola toscana.

E’ in San Domenico un altro pezzo raro. Si tratta di crocifisso in legno dipinto di Lorenzo Di Niccolò della fine del 1300. "E' un'altra delle opere di grande valore della chiese di Prato - aggiunge Cerretelli - questa di scuola neo giottesca ma dalle forme più mature che, come il Cristo dipinto di San Bartolomeo, era probabilmente appesa ad un tramezzo per separare ambienti pubblici da quelli privati".

Un affresco con un Cristo in croce si trova in un posto poco frequentato: l'oratorio del Pellegrino all'epoca facente parte dei locali della confraternita della Buona Morte ovvero la Misericordia. Il dipinto "molto particolare - commenta Cerretelli - perché ritrae gli strumenti del supplizio di Gesù" è del datato 1340 ed è di Bonaccoro di Cino, allievo di Nanni di Banco “lo stesso che ha dipinto il giudizio universale - continua Cerretelli - del Pellegrinaio Vecchio nela parte monumentale del vecchio ospedale".

 

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La sesta opera da segnalare ha una storia particolare sia recente sia antica. Oggi rimane solo la testa di un Cristo vivo realizzato tra il 1220 e il 1230, quindi antecedente alle altre opere, di scuola toscana, probabilmente aretina. "Il Cristo - racconta Cerretelli - una grande statua lignea altra tre metri è rimasto esposto nella Pieve di Santo Stefano, con diverse collocazioni, per centinaia di anni. Nel 1839 i canonici - continua Cerretelli - chiesero al capomastro che li aiutava negli interventi edili (una sorta di attuale geometra ndr) di fare legna da ardere della statua perché in cattive condizioni e perché le opere, a quel tempo, Medievali non avevano valore". Il capomastro chiese ed ottenne di tenere il busto che fu poi veduto e riacquistato più volte, restando però a Prato almeno fino al 1875. Da quell'anno se ne persero le tracce. Ma non per sempre.

 

Il Cristo del 1340 di Bonaccoro di Cino

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"Fu guardando il catalogo dell'asta, importantissima, con pezzo straordinari, della collezione De Carlo (antiquario e collezionista milanese ndr) una decina di anni fa - ricorda Cerretelli - che vidi una testa lignea che mi riportò alla mente quella che avevo notato in un volume e che ritraeva la testa del crocifisso della Pieve di Santo Stefano salvata dal capomastro". La base d'asta della testa del 1200 era abbordabile: nemmeno 40mila euro "comunque troppi - ricorda Cerretelli - per le nostre finanze". E' qui che entra in gioco il collezionista Giuliano Gori. "Mi rivolsi a lui - prosegue il direttore dei musei diocesani - per acquistare la testa e riportarla a Prato". Gori così fece ma invece di darla il comodato gratuito ai musei diocesani, dove è ancora oggi, la donò. Il Cristo del 1200 attraverso un percorso lungo e complicato alla fine è tornato a casa.

 

Il Cristo in San Domenico di Lorenzo di Niccolò

 

Per contattare l'autrice di questo articolo c.orsini@iltirreno.it

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