Sicurezza
Donzella: «Regione al verde a casa 60 precari della sanità»
PRATO. L’allarme era stato lanciato dalla Cgil e dalla Cisl: a rischio tra i 60 e i 70 contratti a termine di dipendenti Asl, in massima parte impiegati in reparti nevralgici del Nuovo ospedale di...
PRATO. L’allarme era stato lanciato dalla Cgil e dalla Cisl: a rischio tra i 60 e i 70 contratti a termine di dipendenti Asl, in massima parte impiegati in reparti nevralgici del Nuovo ospedale di Prato: pronto soccorso, terapia intensiva, area medica. Contratti che rischiano di none essere rinnovati nei prossimi due mesi lasciando sguarniti servizi essenziali.
Mentre è partito il pressing dei sindacati su Asl e Regione per chiedere una verifica sulle problematiche innescate in seguito all’apertura dei nuovi ospedali toscani, il capogruppo Idv in consiglio comunale Aurelio Donzella, raccoglie la protesta e rilancia. Piano il ragionamento: «I soldi della Regione sono andati per la costruzione dei nuovi ospedali toscani, ora mancano i fondi per mantenere l’assetto degli organici». «Sessanta dipendenti del Nuovo Ospedale di Prato potrebbero essere mandati a casa. Quaranta di questi addirittura lavorano in settori vitali e critici - prosegue- C' è poco da capire: in Regione mancano i soldi , quindi non ci si può permettere di tenere questi sessanta precari, anche se la loro funzione è indispensabile».
Per Donzella la questione sta tutta in una domanda: era davvero indispensabile costruire i nuovi nosocomi a partire da quello di Prato «del quale nessuno ne aveva ravvisato la necessità?» «Con quanto sono costati quattro ospedali - prosegue il capogruppo Idv - si potevano creare le strutture sanitarie per i non acuti, e potenziare anche dal punto di vista dell' attrezzatura diagnostica i distretti periferici invece di costruire ospedali "per acuti", mentre non c' è dove curare i non acuti. In buona sostanza - conclude - con questi soldi,quanti apparecchi per la Tac si potevano installare anche nei distretti, diminuendo le lunghissime liste d' attesa che devono patire i cittadini per sottoporsi agli esami?»
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