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Renzi a Prato: "Riforme o stop alle larghe intese"

Carlandrea Poli
Renzi a Prato: "Riforme o stop alle larghe intese"

All’auditorium della Camera di Commercio il sindaco di Firenze lancia il tour elettorale per conquistare la segreteria del Partito democratico. L'ultimatum al governo Letta

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È un Matteo Renzi – quello sentito alla Camera di commercio da 600 persone – da ultimatum alle larghe intese, mentre il Pd pratese rilancia la suggestione di un rottamatore alla guida della città. Impiega una manciata di minuti e il lasso di due video per sganciare il siluro contro il governo. Ancorandolo, da programma, alla cultura del “fare” che è il must di questa campagna per le primarie per la segreteria nazionale dei democratici: «Bisogna smettere di prendere in giro i cittadini sulle riforme elettorali e istituzionali. La pazienza è finita. Il Pd deve dire con forza che o si portano in fondo, in un tempo limitato, oppure le larghe intese finish...».

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Il bellicismo verso l'esecutivo è rinforzato dall'immagine con la quale vuole rivestire la sua vittoria: «Dopo l'8 dicembre nulla sarà più come prima». Inclusa l'eventualità, finora considerata tabù per il centrosinistra, di staccare la spina a Letta. Uno slogan che cela il desiderio di mettere alle strette il governo per rimettere al centro le istanze del Pd. In Italia, come a Prato dove l'immaginario – non solo locale, nazionale – è stato ferito dalla bruciante sconfitta nel 2009: «La prossima volta vinceremo anche qui». Con chi, però?

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(Foto: la platea pratese applaude Matteo Renzi)

Un'idea gliela sottopone a discorso finito il neosegretario dei democrats, Gabriele Bosi: «Con Matteo Biffoni riprenderemmo la guida del Comune». Un'esternazione chiosata solo con una freddura dal leader dei rottamatori: «Gli volete proprio male...». Del resto, è proprio dalla dimensione della politica locale, dei Comuni che Renzi ha iniziato la sua scalata alla politica italiana. È dall'esperienza da primo cittadino di Firenze, che ha ad esempio sperimentato i benefici di quello che reputa il miglior sistema elettorale: «La legge dei sindaci. Noi proponiamo un'idea semplicissima: chi vince, vince e governa per 5 anni».

Sugli amministratori locali, inoltre, vorrebbe modellare la riforma delle istituzioni, trasfigurando il Senato da seconda Camera perfettamente paritaria ad assemblea delle autonomie senza indennità o appannaggio per la funzione: «Con noi i costi della politica si dimezzeranno. I senatori attuali andranno a lavorare». Il dimagrimento della spesa e la semplificazione sono il primo imprinting che intende dare alla sua leadership nazionale. Si adatta agli eletti della Casta al pari del diritto del lavoro: il jobs act – denominazione obamiana – col quale portare il numero degli articoli da 2168 a 50-60. Partendo dal presupposto che il centrosinistra ha perso il rapporto con i lavoratori: «È lontano il ricordo dei tempi di Berlinguer ti voglio bene».

Altro omaggio a Benigni. E a Prato: alla città dedica in un paio di messaggi sulla questione cinese. Mixando con cautela lo spirito legalitario all'apertura verso il maggiore mercato del mondo: «Noi siamo per l'integrazione, ma pensiamo che le regole debbano valere per tutti: che uno sia nato a Prato o a Shangai». Per Renzi, la Repubblica Popolare è in primis un mercato fertile: “L'Oriente da pericolo sta diventando un'opportunità. Non a caso le aziende che vanno meglio sono quelle che esportano in Cina. Come Ferragamo».

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Foto: Gabriele Bosi, Matteo Biffoni e Matteo Renzi

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