Sicurezza
Perle dell’architettura del Novecento: spunta villa Rockefeller
Un tour in città tra i pezzi unici dei grandi architetti, da viale Veneto alla Declassata con Valerio Barberis
PRATO. Perle di architettura residenziale, spesso "griffate", confuse in mezzo a una sequela di palazzi anonimi, pietre miliari della grande, disordinata, scorpacciata edilizia degli anni del boom economico. Sono i "palazzi d'autore", testimonianza di una contemporaneità ricca e pensata, dei quali Prato è ricca, ma che di frequente non conosce o guarda distrattamente. E allora eccoli i “gioielli” da recuperare come storia e memoria, in un viaggio nel Novecento pratese fatto assieme all'architetto Valerio Barberis, dello studio Mdu architetti. Una storia minima dell'architettura di qualità che parte dagli anni Cinquanta e arriva fino agli anni Novanta e che riserva sorprese. Chi sapeva, per esempio, che alla Castellina una giovane della famiglia Rockefeller aveva commissionato una villa all'archistar toscano del secolo scorso Giovanni Michelucci? Eppure c'è ed è bellissima. «A Prato - spiega Barberis - hanno lavorato quasi tutti i grandi architetti del Novecento toscano. A partire appunto, da Michelucci, grande innovatore e capostipite della "Scuola Fiorentina", passando per Raffaello Fagnoni, contemporaneo di Michelucci, più tradizionalista, per arrivare a Italo Gamberini che, tra le altre opere, concepì l'impianto della stazione Santa Maria Novella e a Prato firmò il progetto del Museo Pecci». Ma a Prato hanno lavorato anche Paolo Piazzesi, architetto fiorentino, «un personaggio che per modernità e ricerca - è il giudizio di Barberis - meriterebbe di essere studiato e rivalutato» e poi Arrigo Forasassi e Silvestro Bardazzi. Prato fino agli anni Novanta cavalcava l’avanguardia, «era la piazza della dinamicità e dell'innovazione - afferma Barberis - che si esprimeva anche nell'architettura: si chiamavano i migliori per risolvere al meglio i problemi. È per questo che le forme di alcuni edifici, comprese alcune fabbriche, sono attualissime ancora oggi».
Dal passato si apprende, succede anche in questo caso: «Come si faceva nel dopoguerra- conclude Barberis - così è necessario fare oggi: scegliere cosa e come trasformare. Lo strumento esiste, si chiama pianificazione strategica,».
Il viaggio negli edifici “griffati” parte dal via Lambruschini, con la villa progettata dall’architetto Raffaello Fagnoni, prosegue in Borgovalsugana con la chiesa firmata da Silvestro Bardazzi e poi in viale della Repubblica con il Buzzi, l’istituto firmato da Arrigo Forasassi, l’ingegnere che ha anche realizzato la fabbrica “olivettiana” Banci sulla Declassata e quella cemento, cupole e vetro delle ex fonderie Bigagli in via delle Fonti.
Una deviazione in viale Montegrappa, alla concessionaria Palmucci firmata dall’architetto Paolo Piazzesi per poi tornare in viale Vittorio Veneto e dintorni. Si parte dal palazzo all’incrocio con via Cimabue progettato da Italo Gamberini e quello di fronte, all’incrocio con via Tacca, altro edificio di Gamberini. Entrando invece in via Cimabue, all’incrocio con via Giotto, c’è un edificio progettato dall’architetto pratese Vinicio Brilli e proseguendo in piazza della Stazione, all’incrocio con via Matteotti c’è un esempio di architettura “organicistica” progettato da Paolo Piazzesi.Infine il “pezzo unico”, la villa alla Castellina firmata dall’archistar Giovanni Michelucci e voluta da una erede della famiglia Rockefeller.
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