Il dolore
Il Comune vuole riaprire il sottopasso
I lavori appaltati vanno avanti nonostante il sequestro. Case e scarichi illegali se il Vella non viene classificato come fogna
PRATO. Nonostante il sequestro preventivo disposto giovedì dalla magistratura, il Comune di Prato sembra intenzionato a eseguire i lavori per riaprire il sottopasso di via Ciulli, dove il 5 ottobre del 2010 morirono tre donne cinesi intrappolate nella loro Lancia Y sommersa dall’acqua durante un nubifragio. Lo ribadisce l’ingegnere Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio Lavori pubblici e grandi opere, indagato nel procedimento penale per omicidio colposo plurimo insieme a due tecnici delle Ferrovie e al direttore di Asm.
«Bisognerà fare tutto il possibile per riaprire il sottopasso - spiega l’ingegner Frasconi - Il provvedimento della magistratura dispone il sequestro “fatti salvi i lavori già affidati dal Comune”. E dunque noi andiamo avanti. E’ chiaro che non si può pensare di eliminare totalmente il rischio, ma possiamo alzare il livello di protezione per ridurre al minimo questo rischio».
Il Comune ha già installato delle sonde nel torrente Iolo e ha affidato lavori per oltre 100.000 euro per rifare l’impianto elettrico, allestire le idrovore e ripulire il sottopasso su cui si sono accumulati detriti. Il sistema di sicurezza prevede un semaforo che blocchi la circolazione quando il livello dei torrenti supera un certo limite.
Ancora da risolvere una questione molto importante, la classificazione del torrente Vella, responsabile dell’allagamento del 2010. Secondo la Procura e la Provincia è un corso d’acqua, mentre secondo il Comune va considerato come un tratto fognario. Se così non fosse, argomenta il Comune, sarebbero illegali gli scarichi di circa 20.000 residenti e non si sarebbe potuto costruire in una fascia protetta, come invece è stato fatto.
Secondo Frasconi il fatto che il Vella non sia stato classificato come fognatura dipende soltanto dalla mancata risposta della Regione a una richiesta in tal senso del Genio civile, quando il Comune decise di intubare un tratto del torrente.
La questione, come detto, non è solo formale. Considerare il Vella come un tratto fognario assegnerebbe la competenza del torrente al Comune, che potrebbe intervenire sul suo corso. Lo stesso Comune ha presentato da un paio di settimane una richiesta di riclassificazione del Vella all’Agenzia del territorio ed è in attesa di una risposta.
L’aspetto urbanistico non è irrilevante. Nel corso degli anni sono sorte numerose costruzioni lungo il corso del Vella, anche nella cosiddetta “fascia protetta”, costruzioni che senza una riclassificazione sarebbero da considerarsi abusive. Per quanto riguarda gli scarichi, invece, sarebbero formalmente illegali, ma da tempo, dice il Comune, il torrente è stato collegato al depuratore di Baciacavallo e dunque non si corre il pericolo di inquinamento. (p.n.)
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