Sicurezza
Femminicidio, i nomi delle vittime risuonano in piazza
Alla performance “l’assenza dei tuoi passi” hanno partecipato 128 donne: un paio di scarpe rosse per ogni donna uccisa ai piedi di un lungo tappeto simbolo della tragedia senza fine
Il viaggio delle scarpe rosse inizia quando la voce di Elisa Cecilia Langone, attrice della compagnia stabile del Metastasio, pronuncia il nome della prima donna vittima di femminicidio nel 2013: è accaduto l'8 gennaio scorso, una donna di origine kosovara uccisa a Siena.
A sentirne il nome, s'incammina Gilda Fronzoni, presidente della commissione Pari opportunità della Provincia. Così vuole il copione dell’iniziativa “L’assenza dei tuoi passi”, organizzata in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Gilda depone le sue scarpe rosse alla testa del lungo tappeto nero che si snoda da via Ricasoli, all’altezza della sede della Provincia. A seguirla, Rita Pieri e Ambra Giorgi, rispettivamente assessore comunale con la delega alla Pari opportunità e vicepresidente della Provincia.
VIDEO: 128 DONNE - COME LE VITTIME DEL 2013 - DEPONGONO LE SCARPE ROSSE
FOTO: UN PAIO DI SCARPE ROSSE PER OGNI VITTIMA
E poi dietro altre donne, una lunga scia di donne vestite di nero, ciascuna con un paio di scarpe rosse a simboleggiare il nome di ogni vittima: sono 128 radunate in semicerchio, come le vittime di femminicidio nel 2013. A suon di violoncello, Elisa Langone ne legge i nomi una a una, evidenziandone la nazionalità per ciascuna di loro, come a sottolineare che le vittime sono per lo più italiane.
Poco importa, in fondo. Uccise sotto i colpi di mariti, amanti, padri, persino colleghi. Piano piano, prende corpo un’installazione artistica a cielo aperto, composta da una lunga fila di scarpe rosse deposte da donne che rappresentano le vittime di violenza in Italia. Donne impegnate in politica, nel sindacato, nelle istituzioni, nell’associazionismo, impiegate, operaie, commesse. L’atmosfera in piazza del Comune è resa ancora più vibrante perché scandita dalle corde di violoncello di Francesco Canfailla.

(Foto Batavia: una bambina con il cappotto rosso partecipa alla manifestazione insieme alla mamma)
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Ad assistere al flash mob un centinaio di persone: tra le facce dei presenti, tante donne e pochi uomini. «Forse perché si vergognano», è il pungente commento di un’imprenditrice in piazza. Al centro della piazza spunta una scultura che rievoca una goccia di sangue, su cui l’artista Beatrice Gallori ha dato vita a una performance dal titolo "Human Crisis": protagonista, una donna che si toglie le bende lanciandosi in un urlo finale, quasi un appello ad aprire gli occhi di fronte alla violenza. Prima di ricordare i nomi delle vittime, Elisa Langone ha letto alcune righe tratte da “Città come me” di Malaparte che bene si prestavano a rappresentare il contesto: «Ma quello che proprio ci vorrebbe è una macchia scura in mezzo alla piazza del Comune. Una goccia di sangue che fosse come una macchia sulla coscienza della città, poiché una ragione di rimorso e di paura ci deve essere, in una città, se si vuole che sia perfetta».
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Infine, una piccola pecca: alcuni cittadini, incuranti del significato del tappeto nero ricoperto di scarpe rosse, hanno voluto comunque attraversarlo, qualcuno perfino in bicicletta o con valigia al seguito.

(Foto: Gilda Fronzoni, Ambra Giorgi e Rita Pieri)
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