Finanza
C’era una volta il posto sicuro
C’era una volta il posto sicuro e adesso non c’è più. Quello che i dipendenti del settore privato sanno da sempre, e cioè che il posto oggi c’è e domani potrebbe non esserci più, ora lo stanno...
C’era una volta il posto sicuro e adesso non c’è più. Quello che i dipendenti del settore privato sanno da sempre, e cioè che il posto oggi c’è e domani potrebbe non esserci più, ora lo stanno imparando anche i lavoratori del pubblico o del para-pubblico, come i nove dipendenti del Museo Pecci che a breve verranno messi in mobilità.
Il sindaco Cenni si è affrettato a chiarire che i nove potranno essere riassorbiti grazie a una clausola nel bando per la gestione dei servizi culturali, ma certezze non ce ne sono e dunque l’ansia di perdere il posto contagia quella che fino a qualche tempo fa sembrava un’isola felice.
Non è la prima volta. Negli ultimi anni qualche crepa si era vista, per esempio nell’Azienda sanitaria, che ha mandato a casa un medico arrestato per essere stato trovato in possesso di un arsenale di cui non seppe dare giustificazioni, o di un altro dottore che era stato trovato in condizioni poco dignitose sulla pubblica via. Un infermiere accusato di aver dato fuoco alla casa dell’ex compagna, invece, è riuscito a mantenere il posto perché, venne spiegato, lo si accusava di cose accadute fuori dal luogo di lavoro.
Ma anche all’Asel, l’Agenzia di servizi per le economie locali della Provincia, un paio di ricercatori hanno perso il posto anni fa. Stessa sorte toccata a un paio di addetti di Prato Trade, il consorzio dell’Unione industriale che raggruppa 50 aziende tessili. Qui ovviamente siamo nel privato, ma un privato “istituzionale” che raramente ha conosciuto l’ansia del posto che non c’è più.
E anche l’Unione commercianti, privato sì ma anche questo “istituzionale”, ha dovuto sforbiciare per far fronte a conti in sofferenza, conti che poi sono migliorati.
Insomma, quello che sta succedendo ai dipendenti del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci si inserisce in un quadro dove le differenze tra pubblico e privato cominciano ad assottigliarsi, sotto i colpi della crisi che morde dove capita e non distingue più tra le due categorie.
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