Il Tirreno

Prato

Auto contro cervo Illeso per miracolo il giovane alla guida

di Alessandra Agrati

Gli incidenti contro gli animali sono sempre più frequenti C’è una clausola nell’assicurazione per avere la copertura

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VALDIBISENZIO. Un grosso cervo ha distrutto un’auto la scorsa notte. L’impatto è stato fortissimo: il giovane conducente non ha riportato ferite, l’animale è morto e l’auto è andata completamente distrutta. Dopo il sospiro di sollievo per le condizioni del giovane arrivano i problemi. Chi paga? Sull’argomento ci sono norme confuse e nebulose sulla responsabilità di risarcimento danni in caso di collusione con un animale selvatico. La Cassazione dieci giorni fa ha condannato la Regione al risarcimento dei danni ad un automobilista che aveva investito un cervo, ma la normativa parla di responsabilità dell'ente a cui appartiene la strada. «La materia evidentemente – spiega Michele Pellegrini,il comandante della polizia provinciale - è complessa tecnicamente basta che sia collocato in modo visibile il cartello con il pericolo di animali selvatici per scagionare in parte l'ente, poi intervengono una serie di altri fattori, come ad esempio il rispetto del codice della strada, che possono imputare la colpa all'automobilista». La stessa Cassazione ha attribuito il 70% del danno al conducente visto che aveva oltrepassato i limiti di velocità e il rimanente 30% alla Regione in quanto è responsabile del fauna sul territorio. Poco conosciuta anche la clausola proposta dagli assicuratori contro la collusione con animali selvatici: non è prevista nel pacchetto classico legato al Rc, quindi al pari di quella contro i danni dovuti alla grandine, va attivata. Probabilmente chi abita in valdibisenzio dove l'attraversamento degli ungulati è all' ordine del giorno è a conoscenza di questa possibilità, per gli altri automobilisti invece è una novità. Nella provincia, infatti, sono pochi i contratti assicurativi che prevedono questa opzione. Maggiore chiarezza, invece, sull'assoluto divieto, da parte dell'investitore, di appropriarsi dell'animale morto per consumare la sua carne. «Le bestie selvatiche sono patrimonio della Provincia – continua Pellegrini – inoltre per consumare la carne di qualsiasi animale è necessario avere un certificato di buona salute che può essere rilasciato solamente quando l' ungulato è vivo. Quindi solo se è ferito e poi muore, si possono fare delle analisi per poi destinare la sua carne al consumo. In tanti anni di attività è capitato soltanto una volta che siamo riusciti a destinare l'animale alla mensa La Pira».

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