La manifestazione
«L’ultimo assegno è stato di 900 euro a marzo»
PRATO. Nicola ha 58 anni. Per tutta la vita ha lavorato nel settore tessile. Tre anni fa la filatura per cui lavorava da anni ha chiuso e Nicola da un momento all’altro si è trovato senza un lavoro....
PRATO. Nicola ha 58 anni. Per tutta la vita ha lavorato nel settore tessile. Tre anni fa la filatura per cui lavorava da anni ha chiuso e Nicola da un momento all’altro si è trovato senza un lavoro. E’stato sufficiente poco tempo per capire che di possibilità di ritrovare qualcosa in giro ce n’erano ben poche ma certo non avrebbe immaginato che anche per avere i soldi della cassa integrazione avrebbe dovuto sudare sette camicie. Nicola ha visto l’ultimo assegno a marzo, poco più di 900 euro. Aspetta di riscuotere la cassa integrazione di gran parte del 2013 e questo lo ha capito nonontante non abbia avuto molta fortuna nel trovare risposte. «Ho telefonato al Ministero, in Regione, all’Inps -racconta - e ho trovato molti telefoni occupati. Quando ho avuto le risposte erano sempre poco convincenti: al ministero mi hanno anche detto che il ministro aveva l’atto sulla scrivania ma non lo firmava, figurarsi».
Nicola non trattiene la rabbia. «Se dovessero vivere con 700 euro il mese anche loro anziché con le migliaia di euro che prendono al mese probabilmente farebbero prima a rifinanziare la cassa in deroga. Non si tratta delle loro famiglie e quindi...Sono riusciti a mandare in fallimento anche lo Stato».
Nicola non è ovviamente il solo. Anzi. Forse è tra i meno peggio. La moglie lavora, i figli sono grandi, la casa ormai è pagata. «Eravamo oltre trenta in azienda. Dei miei colleghi molti hanno raggiunto l’età della pensione, altri hanno scelto la mobilità convinti che i lavori a termine che avevano trovato li avrebbe portati verso un nuovo lavoro ma così non è stato. Adesso in deroga siamo rimasti in 12 ma solo perché chi doveva pagare il mutuo non ha potuto aspettare ed è andato in mobilità. E’ una situazione possibile?».
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