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"Fiori per me che profumo", intervista a Don Ilunga
Il libro “Fiori per me che profumo. Gli esorcismi di padre Ismael” di don Jean Jacques Ilunga si presenta lunedì alla Feltrinelli con Sandro Veronesi

PRATO. «La parola è importante. Ogni parola è un mondo. E raccontare è trasmettere la vita». Con questa sua filosofia di vita, don Jean Jacques Ilunga, parroco a San Paolo a Stagnana, è arrivato a scrivere il quarto libro. «Diverso da quelli sino ad ora pubblicati», tiene a sottolineare. La vita va raccontata, sostiene il religioso. «Sono nato in Congo durante la guerra civile – dice - e da bambino mi sono trovato in una sorta di campo profughi. Le cose di conseguenza erano cambiate. Mio nonno riuniva me e tantissimi altri bambini e ci raccontava delle storie. E quel luogo lo ricordo come bellissimo perché c'era la parola».
Il libro “Fiori per me che profumo. Gli esorcismi di padre Ismael” verrà presentato lunedì 25 novembre alla libreria Feltrinelli di Prato alle ore 18 da Sandro Veronesi. Non è casuale che ci sia il noto scrittore pratese a fare da “padrino” all'evento. «Sandro – spiega don Jean Jacques – è stato il mio angelo custode in questa avventura. Mi ha guidato ed aiutato con dei preziosi consigli. L'incontro con lui è stato davvero molto bello, di quelli che ti cambiano la vita. E' una persona che stimo e Sandro stima me. Ci teneva molto a presentare il mio libro e sono curioso di sentire cosa dirà su quello che ho scritto.» “Fiori per me che profumo” è edito dalla “Fandango libri” (casa editrice per la quale Veronesi ha pubblicato “XY”). Una storia che parla di padre Ismael, l'incontro con Claire, una ragazza che si trascina dietro sensi di colpa, e la lotta che il religioso dovrà affrontare col Maligno. Il libro – 176 pagine – è uscito nelle librerie di tutta Italia il 7 novembre. Le altre pubblicazioni del sacerdote 52enne sono “Accarezzare le mani”, “Violino senza corde” e “Come scende la Senna”.
Com’è nata l'idea di questo libro?
«Da una passeggiata che stavo facendo nella zona di Carmignano – spiega il prete -. Ad un certo punto mi sono imbattuto nel cartello stradale “La Strada”, vado avanti ma non vedo niente fin quando trovo un'altra indicazione, “Bacchereto”. In questo luogo ho creato una geografia tutta mia e lì ho ambientato la storia, dentro la quale c'è un po' anche di autobiografia. Ma non c'è solo questo angolo di Toscana ma anche Prato, Pistoia e Firenze».
Chi sono i protagonisti?
«Tre in particolare: Ismael, Claire e Leandra. Il primo è un prete cosciente della propria fragilità, un po' la parabola di ognuno di noi. Claire, invece, è divorata dai sensi di colpa sin da giovane e poi Leandra, una donna di 80 anni che rappresenta un altro degli aspetti della sofferenza umana. Ha paura di morire, ma più che altro di andarsene senza che nessuno sia vicino a lei. Se ci sentiamo amati si supera la paura, senza l'amore si muore”.
Un libro, dunque, che racconta i mali odierni.
«Sì, in quello che ho scritto interrogo il mio lettore su diversi temi: la sofferenza, il male, il demonio, la solitudine. Dentro ci sono anche i giovani di oggi che io ammiro. Ma sono troppo lasciati a se stessi e si arrangiano come possono. Alcuni fanno cose stupende, altri, purtroppo, compiono azioni orribili».
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