Proteste
Matteini su Facebook «E ora combattiamo col coltello in bocca»
L’imprenditore pratese del gruppo Colle incita il distretto e a 10 anni dalla fusione non ha dubbi: «Lo rifarei»
PRATO. «Ieri sera mio figlio mi ha domandato come mai a Prato si va così male? Gli ho risposto che molto spesso la ricchezza atrofizza le capacità imprenditoriali. Non so se è andata così ma è il momento di combattere con il coltello in bocca». Quest è il post che l’imprenditore Riccardo Matteini nei giorni scorsi ha pubblicato su Facebook. Un’esclamazione che non può passare inosservata dal momento che lui, il coltello in bocca, non è certo la prima volta che lo prende.

Insieme a Roberto Gualtieri e Luca Rindi ha creato, fondendo le loro aziende, una delle più grandi aziende tessili del distretto e trasformando le loro realtà imprenditoriali da piccole aziende terziste a vero e proprio polo della tintura.
Da quel 29 dicembre sono quasi passati dieci anni. «Ho risposto così a mio figlio - racconta Matteini - perché credo che nei momenti di difficoltà sia il momento di dare di più. E non intendo solo di mettere dei denari in più da bruciare nelle aziende in attesa di tempi migliori ma il momento di interrogarci se quello che stiamo facendo interessa il mercato. Perché se riparte il lavoro noi siamo organizzati esattamente come negli anni Ottanta e non so se è quello che serve. Siamo sicuri che abbiamo ancora le gambe adatte per correre?».
Una riflessione che nasce anche dall’ultima mappatura del tessile e dai risultati che sono arrivati dal comparto delle filature, vecchie, malate ma poco inclini a mettersi insieme. «Il 56% dei filatori sostiene che il sistema non va cambiato. E allora cosa si fa? Se ogni azienda si mette a trovare una soluzione per conto proprio guardando solo a se stessa non credo potrà ottenere molto. Credo che sia il distretto a dover guardare al proprio interno. Io senza lanificio non servirei a niente e il lanificio senza me se la passerebbe assai peggio: è necessario prendere atto che siamo tutti legati l’uno all’altro. Sarebbe questo il momento di fare e invece ho la sensazione che ci sia poca reazione intellettuale, poco inclini a cogliere i giusti segnali in caso di un’inversione di tendenza».
Matteini del resto quello che servirebbe ad altre aziende del distretto l’ha fatto proprio dieci anni fa e sembra non esserne assolutamente pentito. «Abbiamo insieme creato un’azienda che è migliorativa di quelle che c’erano precedentemente: ci siamo specializzati, sia è diversificato e ognuno dei tre soci ha un compito diverso dall’altro. Questo ci permette di seguire meglio più cose e di farlo meglio. Se ripenso al mio lavoro dieci anni fa mi rendo conto che facevo un po’ di tutto e che non avrei potuto prendere le opportunità che ci sono. Certo non è facile: abbiamo litigato, avuto discussioni, crisi importanti ma alla fine rimane la convenzione che “soli si va più forte ma insieme si va più lontano” ed ho difficoltà a capire il motivo per cui le filature che non se la passano certo bene non abbiano intenzione neppure di valutare fusioni tra aziende».
Matteini non riesce a comprendere questo irrigidimento dei filatori. «Non voglio certo insegnare a nessuno ma ritengo che non si possa andare avanti ognuno per conto proprio. E allora mi piacerebbe capire perchè non prendere in esame in alcun modo le fusioni. Per quale motivo».
Il Gruppo Colle a dicembre compie 10 anni e certo dei risultati non si può lamentare.
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