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Prato

Crac Sasch: lievita l’ammontare del sequestro conservativo

Crac Sasch: lievita l’ammontare del sequestro conservativo

Il tribunale di Prato ha corretto in alto il valore: il sindaco Cenni passa da 34 a 48 milioni di euro. Hanno pesato contenziosi fiscali ed esposizione bancaria

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PRATO. Nuova doccia fredda per il sindaco di Roberto Cenni e per la sua famiglia. Il collegio civile del Tribunale di Prato, in parziale modifica dell’ordinanza emessa il 17 settembre 2012 (che a sua volta correggeva il pronunciamento del febbraio 2012), ha fatto lievitare l’ammontare del valore dei sequestri conservativi a carico degli amministratori della Sasch, azienda dichiarata fallita, e dei sindaci revisori di Go-Fin, la capofila del gruppo Sasch. Un’altalena di stime: dagli iniziali 80 milioni di euro, per quanto riguarda il sindaco Cenni, si era scesi a 34 milioni di euro, ora si è nuovamente risaliti alla cifra di 48 milioni di euro. A carico dei figli Giacomo e Claudia, della moglie Elena Rosati, del cognato Antonio Rosati e Giovanna Lezza la cifra aggiornata è di 60 milioni e 334 mila euro.

A giustificare il ritocco in alto deciso dal collegio - di cui facevano parte l’ex presidente del tribunale Francesco Antonio Genovese, i giudici Ada Mazzarelli e Alfonsina Manfredini - sono stati i contenziosi fiscali insorti negli ultimi tempi e contestati dall’Agenzia delle Entrate: 17 milioni e 100mila euro per mancati versamenti Iva dal 2008 al 2010 e, per alcune posizioni, anche il ricorso al credito proseguito anche quando il capitale delle società era ormai pressocchè consumato. Il collegio del tribunale ha respinto il reclamo proposto dalla giuratela del afallimento Sasch nei confronti di Giacomo Giovannelli e ha condannato la curatel del fallimento Sasch alla rifusione in favore di Giacomo Giovannelli delle spese legali (11.400 euro).

Questo il nuovo ammontare del sequestro conservativo, esteso a “beni immobili, mobili, crediti, titoli di credito, partecipazioni sociali, azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari”, nei confronti degli ex amministratori ed ex sindaci revisori: Roberto Cenni (48.267.558 euro), Elena Rosati (60.334.948,35 euro), Giacomo Cenni ( 60.334.948,35 euro), Claudia Cenni (60.334.948,35 euro), Antonio Rosati (60.334.948,35 euro), Giovanna Lezza (60.334.948,35 euro), Gianluca Giovannelli (60.334.948,35 euro), l’ex sindaco revisore Annibale Viscomi (54.053.948,35), l’ex sindaco revisore Fabrizio Viscomi (54.053.948,35), l’ex sindaco revisore Luca Porciani (54.053.948, 35), Giovan Battista Tognarelli (14.281.00 euro), Mario Pacetti (28.138.869 euro).

Il legale del sindaco Roberto Cenni, avvocato Gianni Baldini, che si era già pronunciato in maniera molto critica in occasione della conferma del pignoramento dell’intera indennità della carica di sindaco, ha sottolineato come «la giurisprudenza del tribunale di Prato appaia molto autonoma rispetto al panorama italiano». «In questo caso il collegio ha modificato il precedente pronunciamento senza alcuna nuova attività istruttoria ma tenendo di conto soltanto del contenzioso fiscale».

L’avvocato Baldini confida nel giudizio di merito, attualmente in corso e le cui prossime udienze riprenderanno nella primavera 2014, e rimarca come tutte questi contenziosi «producono costi onerosi dal punto di vista delle spese legali, sia per chi difende ma anche per chi accusa, che si ripercuotono negativamente anche sui creditori. Credo che la curatela abbia già utilizzato il milione di euro ricavato dalle vendite dei beni Sasch proprio saldare le parcelle legali e commerciali».

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