Rito evangelico interrotto e la pecora non viene benedetta
Non doveva essere sacrificata bensì benedetta la pecora che le guardie ambientali hanno recuperato su un marciapiede davanti alla chiesa evangelica di Galciana a Prato e riconsegnato all’allevatore di Vaiano
PRATO. Nessun rito sacrificale per la pecora che domenica mattina (17 novembre) è stata liberata davanti al tempio evangelico di Galciana, doveva essere soltanto benedetta e la sera sarebbe dovuta tornare al suo allevamento in Val di Bisenzio, sana e salva. «L'animale – spiega l'allevatore – era stato soltanto prestato, ho fatto un piacere ad un conoscente e mi sono ritrovato in un mare di guai». La scorsa settimana un fedele, che l'allevatore conosce, ha chiesto di avere per qualche ora la pecora; si doveva celebrare una funzione religiosa solenne, tipo una Pasqua, in cui era necessario benedire una pecora viva. «Come stabilito sabato verso sera ho preso l'animale prescelto, una femmina da agnellini di cinque anni e con il mio mezzo l'ho accompagnata a Prato. Vicino alla chiesa c'è un pezzo di terra con un recinto, lì ho preparato il giaciglio per la notte e il cibo sufficiente. Poi sono tornato a Vaiano, la domenica sera sarei dovuto ritornare a prenderla».
Ma gli abitanti di Galciana preoccupati per le sorti della pecora hanno chiamato le forze dell'ordine, così l'allevatore insieme alla pecora, con un notevole anticipo rispetto agli accordi, si è trovato davanti all'uscio di casa anche una squadra dei Gav e le guardie zoofile. «Quando siamo arrivati – spiega Alessandro Quercioli coordinatore delle guardie zoofile - l'animale era in ottima salute, ma privo del bollino blu, quello che serve per la tracciabilità, siamo comunque riusciti a trovare l'allevatore. In realtà l'allarme è rientrato; non era prevista nessuna macellazione e i documenti della pecora erano in regola. L'infrazione contestata è il luogo dove era custodita, il marciapiede non si può considerare un ricovero». Secondo la legge l'animale quando si allontana dall'allevamento deve anche viaggiare con il certificato di provenienza, e la pecora di Galciana non l'aveva.
«Domenica mattina è stato un incubo - spiega l'allevatore - la notizia si è diffusa e la mia reputazione di allevatore serio per un attimo ha vacillato; non presterò mai più i miei animali, che per me sono fonte di reddito. Conosco ognuno dei miei animali, e sono 180, il primo a voler tutelare la pecora sono io; se invece di Prato il luogo dove trasportarla fosse stato Barberino avrei detto di no, perchè in provincia di Firenze esiste la possibilità di contrarre una malattia devastante per il gregge». Sbrigati tutti i controlli burocratici la pecora, è stata consegnata al suo legittimo proprietario, ma il rito evangelico è stato irrimediabilmente interrotto.
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