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La rivale in amore la accusa di aver fatto una rapina: assolta
La storia di una donna di Prato che è stata processata sulla base delle dichiarazioni dell’ex fidanzata del suo compagno. Per il Tribunale gli indizi sono insufficienti
PRATO. Accusata di aver fatto una rapina dall’ex fidanzata del suo attuale compagno, l’imputata è stata assolta per mancanza di indizi dal Tribunale di Prato.
E’ la storia del processo alla pratese Monia Paci, che è comparsa davanti ai giudici per rispondere di un fatto accaduto il 12 giugno del 2009. Quel venerdì sera una donna di mezza età, nata in Svizzera e residente a Calenzano fu rapinata mentre andava a depositare l’incasso mensile di una società che commercializza acque minerali (circa 90.000 euro, di cui 70.000 in assegni) alla cassa continua della CariPrato di via Puccini, a Calenzano. Due banditi la aggredirono davanti alla banca e le strapparono la borsa, fuggendo poi in sella a uno scooter. Un testimone raccontò poi ai carabinieri di averli visti mentre si avvicinavano a un’auto con una donna e una bambina a bordo, e forse le consegnarono il bottino.
Le indagini non portarono a nulla, fino a quando, un mese dopo, una donna si presentò ai carabinieri e raccontò di aver saputo chi aveva fatto quella rapina. La donna, di origini calabresi, puntò l’indice contro Monia Paci e raccontò alcuni particolari che non poteva aver appreso dai giornali. Disse anche che qualche giorno dopo la rapina Monia Paci acquistò una Fiat Multipla con la parte del bottino che le era toccata. (p.n.)
La testimone chiave aveva certamente motivi di risentimento contro Monia Paci, perché quest’ultima era l’attuale compagna del suo ex fidanzato. Ma i carabinieri indagarono sulle sue affermazioni e conclusero che c’erano abbastanza indizi per segnalarla alla Procura, che poi ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Il Tribunale presieduto da Ettore Nicotra, invece, ha ritenuto che quegli indizi non fossero sufficienti e al termine del processo ha assolto l’imputata accogliendo la tesi dell’avvocato difensore Stefano Belli (il pubblico ministero Laura Canovai aveva chiesto una condanna a cinque anni e sei mesi). Non sono mai stati individuati i due rapinatori che aggredirono la donna davanti alla CariPrato di via Puccini.
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