Sicurezza
In Forza Italia solo un assessore su 5
Entra solo Bernocchi, Magnolfi diserta Roma e annuncia le dimissioni da capogruppo. Innaco: «Cenni passato remoto»
PRATO. Tre presenti e con budge celeste alzato per dare l'ok all'archiviazione del Pdl e contestuale ritorno a Forza Italia. Uno assente, non proprio giustificato. E' la pattuglia di pratesi abilitata a dare il proprio voto al consiglio nazionale degli azzurri che si è concluso ieri a Roma. Il poker pratese di aventi diritto è così composto: il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni, il segretario cittadino e presidente del consiglio comunale Andrea Amerini, il capogruppo in Provincia Sergio Toccafondi - tutti passati senza tentennamenti in Forza Italia - e Alberto Magnolfi, capogruppo in Regione, che di tentennamenti ne aveva già avuti non firmando il documento a sostegno di Berlusconi e che - benchè atteso - non si è presentato all'assise romana. «Segno inequivocabile di una frattura che era nell'aria e che ora si è manifestata» sono i commenti dei presenti al Palazzo dei Congressi alla Eur. Magnolfi conferma: «Non passerò in Fi mentre mi riconosco nelle scelte di Alfano. Ovvio che già da ora metto a disposizione il mandato di capogruppo». Il capogruppo dunque è in procinto di passare armi e bagagli tra le fila del Nuovo centrodestra, questo il nome della formazione targata Alfano e . Un ingresso che qualche perplessità la crea: c'è chi afferma, infatti, che il capogruppo ex Pdl in Regione non è nel cuore degli "alfaniani" perché il suo ritorno in politica, a suo tempo, fu sostenuto da Denis Verdini. Di sicuro ha convocato il gruppo regionale per mercoledì per non meglio precisate comunicazioni.
Forza Italia è rinata a Roma ma stenta a risorgere a Prato. Almeno tra le fila dei notabili azzurri che governano faticosamente e tra mille defezioni, il Comune da quasi cinque anni. Adesione scontata al neonato esercito del Cavaliere da parte del capogruppo Roberto Baldi e dell’assessore Filippo Bernocchi che resta legato a filo doppio ad Altero Matteoli che a Berlusconi ha promesso fedeltà. Sul fronte degli assessori ex Pdl le certezze finiscono qui e cominciano i dubbi. Che sono tanti anche da parte del vicesindaco Goffredo Borchi: «E' una fase politica troppo delicate - afferma - Ora bisogna capire bene quali sono le alternative, cosa dice una parte e cosa dice l'altra ma soprattutto capire come si è arrivati a questa spaccatura che non fa bene a nessuno. E' mai possibile che in un partito che si dice democratico non ci possa essere spazio per un'area del dissenso senza arrivare a dirsi addio?» Scioccata dalla frattura interna al partito «che non volevo e che ho sperato fino in fondo Berlusconi riuscisse a bloccare» l'assessore Rita Pieri che, per il momento, resterà alla finestra: «Valuteremo quello che succederà». Idem per il giovane assessore Giorgio Silli ex "formattatore", molto vicino al sottosegretario Gabriele Toccafondi, braccio destro del ministro Lupi, che non ha alcuna difficoltà ad affermare: «Resterò fedele a chi garantirà un rinnovamento vero». E non importa se uno dei leader dei formattatori Alessandro Cattaneo ha firmato per Berlusconi: «Ora - afferma Silli - c'è da vedere quali siano le intenzioni da una parte e dall'altra». Non è finita qui: non sono un mistero i "maldipancia" dell'assessore Gianni Cenni, ex An, che molto difficilmente aderirà a Forza Italia mentre con qualche probabilità potrebbe fare un passo, prima o poi, verso Fratelli D'Italia assieme a Fulvio Ponzuoli sempre molto critico con la gestione regionale Pdl e all'ex presidente del consiglio Maurizio Bettazzi. Per ora Cenni è impegnato a lavorare e basta: «Anche perchè - afferma - la fase è così confusa che pensare a un futuro politico è un esercizio arbitrario».
Resta da capire se la scissione tra fratelli del Pdl avrà conseguenza sulle amministrative in calendario per la prossima primavera. Di sicuro una partita difficile. Il sindaco uscente Roberto Cenni, ha già detto che sulla candidatura-bis scioglierà le riserve il più tardi possibile. Non prima comunque di conoscere il nome del candidato del centrosinistra. Detto questo, la macchina della campagna elettorale ha acceso i motori lungo una pista che questa volta porta a una lista civica. Se Roberto Cenni scenderà in pista per la seconda volta, lo farà da "civico" puro e con il benestare dei partiti che lo sostengono. Quali sono? Il fuoco amico, in questi anni, non è certo mancato. Un teorico Cenni-bis potrà contare certamente sul sostegno della nuova Forza Italia e degli esponenti politici e degli amministratori oggi dubbiosi a farne parte, ma al netto dei fedelissimi di Magnolfi, tanto per fare un nome. Contro, il sindaco uscente, avrà anche un altro pezzo di centrodestra, quello che fa capo agli Indipendenti per Prato (Innaco, Banchelli Gestri, tutti consiglieri comunali) alle prese con prove di coalizione a destra che sembrano funzionare. La liaison è con la Città forte di Riccardo Bini (altro consigliere comunale), Idee per Prato, e quella parte di Udc che fa capo a Enrico Mencattini. «Per noi Cenni è passato remoto- afferma Francesco Innaco - stiamo cercando un'alternativa da dare alla città. La gente è arcistufa di giochini che capisce benissimo ma che non vuole più». Dunque un'area al di fuori di Forza Italia e Nuovo centrodestra che sta cercando un candidato sindaco «che presenteremo - conclude Innaco - il più tardi possibile».
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