Sicurezza
La guerra all’aeroporto passa dal Tar
Ricorso del Comune contro il Piano di indirizzo territoriale regionale: «O ampliamento dello scalo o parco agricolo»
PRATO. Cenni&Cenni alla guerra contro la Regione sul nodo dell'ampliamento dell'aeroporto. Mentre cantano già vittoria nel contenzioso aperto con la sorella-rivale giunta provinciale, bollata di “dilettantismo”. Poco fa, l'assessore all'urbanistica Gianni Cenni ha annunciato che l'amministrazione ha presentato un ricorso al Tar contro il Pit, il piano di indirizzo territoriale regionale. La tesi di fondo ha una valenza fortemente politica e parte dalla forte tensione creata nei mesi scorsi attorno alla variante al Pit, adottata dal consiglio regionale lo scorso luglio, che prevede contemporaneamente sia la nuova pista convergente-parallela di 2000 metri dello scalo fiorentino sia una grande macchia verde destinata teoricamente per allevamento, coltivazione e filiera corta.
«Non possono essere portati avanti insieme aeroporto e il parco agricolo» sostiene l'assessore. Ragionamento chiosato e portato sul filo della sferzata verso la Regione da parte del sindaco Roberto Cenni: «Con gli aerei che passeranno a 100 metri di altezza cosa sarà pensabile di piantare? Dubito i cavolfiori, forse dei tubi di scappamento».
Dunque, o l'una o l'altro. L'aeroporto – è il ragionamento dell'amministrazione – tarperebbe le ali allo sviluppo di un'area agricola sana e certificata e sarebbe, comunque, dal punto di vista della giunta la soluzione peggiore per il territorio. La contrapposizione, poi, è stata tradotta in termini giuridici. Lo strumento urbanistico del governatore Enrico Rossi prevede di vincolare circa 800 ettari a Prato, che si sommano agli oltre 2.400 già messi in salvaguardia dal piano strutturale della giunta Cenni, per realizzare il parco. Le trattative fra gli uffici e gli urbanisti di Prato e di Firenze non hanno dato esito. E il sindaco ne trae giudizi di fuoco verso l'approccio seguito in via Cavour: «Siamo stufi degli abusi di potere. Torniamo a rivendicare l'autonomia del territorio, senza la quale non potremmo realizzare la perequazione prevista al Macrolotto». L'articolo sul quale si regge l'impugnazione è il 15 della legge 1/2005 sull'urbanistica. La causa, sostenuta dall'avvocato Giuseppe Toscano del foro di Pisa, parla di “eccesso di potere” – una violazione sostanziale del principio di sussidiarietà, perché il vincolo sugli 800 ettari non doveva essere pertinenza del Pit, ma della successiva variante al regolamento urbanistico della Regione –, “contraddittorietà”, “istruttoria insufficiente” e con presupposti sbagliati.
«Si sono basati sulle previsioni contenute nel piano regolatore Secchi, senza tener conto del piano strutturale già pubblicato» morde Gianni Cenni, che abbonda col vetriolo quando passa a parlare della Provincia l'altro ente coinvolto nella diatriba sul piano strutturale, sempre sul vincolo degli ettari di verde. «Per il parere della commissione paritetica che avevano adito hanno fatto passare i 120 giorni per legge, quindi, il nostro dispositivo torna pienamente in azione. Abbiamo giù dato comunicazione sul bollettino della Regione. Sono fottuti dilettanti» .
Carlandrea Poli
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