La protesta
Forza Italia non scalda i politici pratesi
Solo un assessore (Bernocchi) su cinque del Pdl ha già deciso di aderire al nuovo partito, gli altri stanno alla finestra. Il capogruppo in Regione, Alberto Magnolfi, non ha partecipato all’assemblea romana, è in procinto di passare con Alfano e mette a disposizione il mandato di capogruppo.
PRATO. Tre presenti e con budge azzurro alzato per dare l'ok all'archiviazione del Pdl e contestuale ritorno a Forza Italia. Uno assente, non proprio giustificato. E' la pattuglia di pratesi abilitata a dare il proprio voto al consiglio nazionale degli azzurri che si è concluso a Roma oggi, sabato 16 novembre.
Il poker pratese di aventi diritto è così composto: il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni, il segretario cittadino e presidente del consiglio Andrea Amerini, il capogruppo in Provincia Sergio Toccafondi - tutti passati senza tentennamenti in Forza Italia - e Alberto Magnolfi, capogruppo in Regione, che di tentennamenti ne aveva già avuti non firmando il documento a sostegno di Berlusconi e che - benchè atteso - non si è presentato all'assise romana. «Segno inequivocabile di una frattura che era nell'aria e che ora si è manifestata» sono i commenti dei presenti al Palazzo dei Congressi alla Eur. Significa che Magnolfi sta passando armi e bagagli tra le fila del Nuovo centrodestra, questo il nome della formazione di Angelino Alfano? Pareri discordanti: c'è chi afferma che il capogruppo ex Pdl in Regione non è nel cuore degli "alfaniani" perché il suo ritorno in politica, a suo tempo, fu sostenuto da Denis Verdini. C'è invece chi mormora che sia Magnolfi a tentare di accreditarsi nel Nuovo centrodestra non si sa però con quali chance. Di sicuro ha convocato il gruppo regionale per mercoledì per non meglio precisate comunicazioni.
Forza Italia è rinata a Roma ma stenta a risorgere a Prato. Almeno tra le fila dei notabili azzurri che governano faticosamente e tra mille defezioni, il Comune da quasi cinque anni. Adesione scontata al neonato esercito del Cavaliere da parte del capogruppo Roberto Baldi e dell'assessore Filippo Bernocchi che resta legato a filo doppio ad Altero Matteoli che a Berlusconi ha promesso fedeltà. Sul fronte degli assessori ex Pdl le certezze finiscono qui e cominciano i dubbi. Che sono tanti anche da parte del vicesindaco Goffredo Borchi: «E' una fase politica troppo delicate - afferma - Ora bisogna capire bene quali sono le alternative, cosa dice una parte e cosa dice l'altra ma soprattutto capire come si è arrivati a questa spaccatura che non fa bene a nessuno. E' mai possibile che in un partito che si dice democratico non ci possa essere spazio per un'area del dissenso senza arrivare a dirsi addio?» Scioccata dalla frattura interna al partito «che non volevo e che ho sperato fino in fondo Berlusconi riuscisse a bloccare» l'assessore Rita Pieri che, per il momento, resterà alla finestra: «Valuteremo quello che succederà». Idem per il giovane assessore Giorgio Silli ex "formattatore", molto vicino al sottosegretario Gabriele Toccafondi, braccio destro del ministro Lupi, che non ha alcuna difficoltà ad affermare: «Resterò fedele a chi garantirà il rinnovamento vero». E non importa se uno dei leader dei formattatori Alessandro Cattaneo ha firmato per Berlusconi: «Ora - afferma Silli - c'è da vedere quali siano le intenzioni da una parte e dall'altra». Non è finita qui: non sono un mistero i "maldipancia" dell'assessore Gianni Cenni, ex An, che molto difficilmente aderirà a Forza Italia mentre con qualche probabilità potrebbe fare qualche passo, prima o poi, verso Fratelli D'Italia di Cosimo Zecchi assieme a Fulvio Ponzuoli sempre molto critico con la gestione regionale Pdl e all'ex presidente del consiglio Maurizio Bettazzi.
Resta da capire se la scissione tra fratelli del Pdl avrà conseguenza sulle amministrative in calendario per la prossima primavera. Di sicuro una partita difficile. Il sindaco uscente Roberto Cenni, ha già detto che sulla candidatura-bis scioglierà le riserve il più tardi possibile. Non prima comunque di conoscere il nome del candidato del centrosinistra. Detto questo, la macchina della campagna elettorale ha acceso i motori lungo una pista che questa volta porta a una lista civica. Se Roberto Cenni scenderà in pista per la seconda volta, lo farà da "civico" puro e con il benestare dei partiti che lo sostengono. Quali sono? Il fuoco amico, in questi anni, non è certo mancato. Un teorico Cenni-bis potrà contare certamente sul sostegno della nuova Forza Italia e degli esponenti politici e degli amministratori oggi dubbiosi a farne parte, ma al netto dei fedelissimi di Magnolfi, tanto per fare un nome. Contro, il sindaco uscente, avrà anche un altro pezzo di centrodestra, quello che fa capo agli Indipendenti per Prato (Innaco, Banchelli Gestri, tutti consiglieri comunali) alle prese con prove di coalizione a destra che sembrano funzionare. La liaison è con la Città forte di Riccardo Bini (altro consigliere comunale), Idee per Prato, e quella parte di Udc che fa capo a Enrico Mencattini. «Per noi Cenni è passato remoto- afferma Francesco Innaco - stiamo cercando un'alternativa da dare alla città. La gente è arcistufa di giochini che capisce benissimo ma che non vuole più». Dunque un'area al di fuori di Forza Italia e Nuovo centrodestra che sta cercando un candidato sindaco «che presenteremo - conclude Innaco - il più tardi possibile».
E intanto è Alberto Mganolfi a precisa la sua posizione in una nota: "Di fronte al precipitare dei fatti ognuno ha dovuto fare la sua scelta. Ho deciso di non partecipare al Consiglio Nazionale di Forza Italia, al quale ormai restava solo il compito di ratificare un documento che fin dall'inizio non avevo condiviso su punti essenziali".
Magnolfi non entra in Forza Italia ma condivide la sclete di Angelino Alfano.
" Il governo delle larghe intese è nato per una intuizione alta di Silvio Berlusconi al servizio del Paese in un momento di assoluta emergenza- scrive - Quelle ragioni non sono venute meno. Sapevamo di andare al governo con i nostri avversari e conoscevamo l'accanimento antiberlusconiano e giustizialista di cui sono campioni.
Solo tenendo distinti questi campi potevamo ( e possiamo) dare qualche risposta concreta al Paese.
A un certo punto la maggioranza del partito ha smarrito la lucidità e la linearità di quell'approccio. Hanno trovato libero sfogo posizioni sempre più liquidatorie, con toni talora imbarazzanti per il loro estremismo.
Il governo Letta non sta facendo miracoli - è vero- come è vero che la stabilità di governo non è un valore in sé.
Ma ogni altra prospettiva che si può immaginare appare più inquietante e peggiore rispetto alle poche certezze che abbiamo".
"Il salto nel buio di nuove elezioni è il peggior regalo che si può fare al Paese - continua - ed anche al futuro del centro destra italiano. Chi pensa diversamente temo sia in fuga dalla realtà. Berlusconi resta un riferimento indiscutibile per tutti i moderati italiani. Ma chi lo tratta come fosse un satrapo orientale non rende merito al nucleo forte della sua esperienza, che ha un segno di modernizzazione liberale.Le divergenze di opinione che si sono manifestate sarebbero perfettamente compatibili con l'unità del partito, se questo avesse meccanismi di garanzia per legittimare pienamente il pluralismo di opinioni al proprio interno. Purtroppo gli sforzi fatti in quella direzione si sono scontrati contro resistenze insuperabili.Il prezzo doloroso della divisione nasce soprattutto da questi gravi limiti."
"E' ovvio che mi considero già dimissionario dal ruolo sin qui ricoperto - afferma - Spero che le ragioni di collaborazione all'interno del centro-destra prevalgano, ovviamente in forme organizzative e politiche nuove, rispetto a risentimenti e polemiche. Le scelte dolorose di oggi non cambiano i sentimenti personali verso chi, come Denis Verdini, dieci anni fa mi dette spazio e fiducia per un rinnovato impegno in politica e chi, come Massimo Parisi, mi ha dimostrato sempre stima ed amicizia, di cui gli sono particolarmente grato".
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