La manifestazione
Carrelli elevatori con targa, frecce e clacson
L’Unione industriale pratese: «La burocrazia continua a rendere sempre più difficile la vita alle imprese»
PRATO. Questo le considerazioni dell’Unione industriale pratese in merito ad uno tanti episodi di ordinaria burocrazia che rallenta il lavoro delle imprese. «Si confida in un sussulto di saggezza p- scrive l’Unione industriale pratese - per evitare di dover vedere anche questa: carrelli elevatori con la targa e con caratteristiche tecniche simili ad autovetture.E' una delle ultime trovate per rendere la vita delle imprese sempre più difficile e costosa, per burocratizzare aspetti banali dell'attività aziendale e per spremere altro denaro da bilanci che, spesso, stanno in piedi a fatica.
Il fatto è il seguente: un decreto del 1989 stabiliva che i carrelli elevatori che saltuariamente e per brevi tratti debordassero dagli spazi aziendali per muoversi in strada (il caso tipico del camion da scaricare in assenza di un piazzale privato adeguato) potessero farlo con un semplice permesso di circolazione annuale rinnovabile. Niente immatricolazione e niente targatura, ovviamente, come vuole il più elementare buonsenso.Da giugno 2013, però, una circolare della Direzione Generale per la Motorizzazione ha archiviato il buonsenso ed ha stabilito che tutti i carrelli, per circolare per strada anche per pochi metri, debbano essere immatricolati e targati.
Già così siamo all'accanimento burocratico; ma la stessa circolare ed ulteriori comunicazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vanno oltre, stabilendo per l'immatricolazione caratteristiche tecniche (vetri, clacson, frecce, limiti di emissione di rumore) che imporranno a costruttori e possessori di carrelli adeguamenti pesanti e costosi. E oltretutto, nonostante minuziose prescrizioni, lasciando adito a dubbi a causa di contraddizioni con altre disposizioni normative.L'Unione Industriale Pratese ha scritto ai parlamentari dell'area chiedendo un intervento su questa materia: l'auspicio è che si abbia la percezione dell'aspetto tragicomico della vicenda e che si torni all'originario buonsenso».
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