Il Tirreno

Prato

Pillola del giorno dopo, antiabortisti a convegno

Il Centro di aiuto alla vita lancia l’allarme: “Uso indiscriminato del farmaco tra i giovani”. Dei temi di bioetica si parla sabato 16 novembre alle 15,30 nella conferenza organizzata in palazzo vescovile

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PRATO. “La fecondazione, l’aborto chimico e le pillole dei "giorni dopo". È il tema della conferenza su temi eticamente sensibili promossa dal Centro aiuto alla vita e dal Movimento per la vita, al Centro di Bioetica Gianna Beretta Molla e dall’Associazione Medici Cattolici Italiani di Prato. Una conferenza destinata a rinfocolare la polemica sui temi etici, dato che già l'annuncio contiene frasi non neutrali come "la pillola del giorno dopo è un farmaco abortivo" e "temiamo che i medici la prescrivano con troppa facilità".

L’incontro è in programma questo sabato, 16 novembre, alle 15,30, nel salone di palazzo vescovile (ingresso da piazza Duomo, 48). Relatore principale sarà Bruno Mozzanega, ricercatore universitario e responsabile del Centro per lo studio del climaterio e della postmenopausa della Clinica Ginecologica e Ostetrica di Padova, da sempre attento agli aspetti bioetici della medicina della riproduzione e della procreazione responsabile.

“Vogliamo informare correttamente su questi mezzi - dice Patrizia Benvenuti, presidente del Centro Aiuto alla Vita di Prato – soprattutto perché si sappia che le cosiddette “pillole del giorno dopo” non sono strumenti preventivi, ma farmaci abortivi. Purtroppo, spesso passa un messaggio errato».

L’intento degli organizzatori, Cav e Mpv, è quello di fare chiarezza per responsabilizzare i cittadini affinché possano prendere le loro decisioni in modo consapevole ed informato. “Frequentando le scuole, incontrando i ragazzi, ascoltando coloro che si rivolgono al consultorio, abbiamo rilevato un uso indiscriminato delle "pillole del giorno dopo". Poiché - aggiunge Patrizia Benvenuti - temiamo che i medici di base prescrivano con troppa facilità questi medicinali, vorremmo informare correttamente i giovani, gli insegnanti, gli educatori ed anche gli stessi medici di famiglia”.

“Certo - aggiungono i promotori - per l’Azienda sanitaria è economicamente molto meno oneroso prescrivere un farmaco piuttosto che praticare l’interruzione volontaria di gravidanza, ma non si può, per questo, deresponsabilizzare le donne e non metterle a conoscenza del fatto che l’uso indiscriminato e continuo di questi farmaci è pericoloso per la salute”.

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