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tribunale

Provocò l’incidente mortale ma non sotto l’effetto di droga

PRATO. E’ caduta l’aggravante di essersi messo alla guida sotto l’effetto di cannabis e cocaina ma è arrivata la condanna per omicidio colposo nei confronti di Stefano Scandale, accusato di aver...

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PRATO. E’ caduta l’aggravante di essersi messo alla guida sotto l’effetto di cannabis e cocaina ma è arrivata la condanna per omicidio colposo nei confronti di Stefano Scandale, accusato di aver provocato la morte dell’amico Alberto Colligiani, morto a 24 anni, il 1° gennaio 2009, nello scontro tra lo scooter condotto da Scandale e una Mercedes all’incrocio tra viale Nam Dinh e via Galcianese.

Il processo, che si è concluso col rito abbreviato davanti al gup Isidori, vedeva come imputati lo stesso Scandale, difeso dall’avvocato Mauro Cini, e il conducente della Mercedes, difeso dall’avvocato Gabriele Paloscia. In particolare il conducente della Mercedes era accusato di aver viaggiato a una velocità superiore ai 50 chilometri orari, pur essendo passato col verde, mentre al conducente dello scooter la Procura contestava di essere passato col rosso e di essere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, come avevano accertato i vigili urbani.

Ma l’avvocato Cini è riuscito a dimostrare che, pur essendo state trovate tracce di droga nel sangue dell’imputato, questo non significa automaticamente che al momento dell’incidente fosse sotto l’effetto di droga. Le tracce degli stupefacenti rimangono nell’organismo anche quando il loro effetto è già svanito. Il pubblico ministero Lorenzo Gestri non era d’accordo e ha chiesto una condanna a due anni e due mesi di reclusione, mentre il giudice ha accolto la tesi di Cini, ha escluso l’aggravante e ha condannato a Scandale a due anni di reclusione concedendo la sospensione condizionale della pena. (p.n.)

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